Perché Abu Dhabi si prepara alla fine del petrolio, costruendo il museo più grande del mondo, mentre a Roma il Colosseo chiude al pubblico alle quattro e mezzo del pomeriggio? E’ uno dei tanti quesiti con cui il giornalista Lorenzo Salvia, con il libro “Resort Italia”, stimola la riflessione dei lettori sulle luci e, soprattutto, sulle ombre dell’economia italiana, sull’industria delle vacanze in particolare. Edito da Marsilio, il volume sviscera, in maniera approfondita e mai banale e senza mezzi termini, l’attuale scenario che caratterizza il turismo italiano, il migliore degli export possibili.
Come sottolinea l’autore, si tratta dell’unico comparto del Made in Italy che lascia sul territorio non solo il marchio ma anche la produzione, i lavoratori e gli stipendi. E al cospetto dei tanti paradossi che si registrano lungo l’intera penisola, Salvia evidenzia che la «grande bellezza» non è sufficiente, da sola, a garantire il successo al Belpaese.
Un libro da leggere tutto d’un fiato per comprendere quali possano essere le grandi opportunità da cogliere, in modo da fare tornare l’Italia al vertice delle destinazioni turistiche internazionali. Un appassionato viaggio attraverso le anomalie e le tante potenzialità dell’Italia, un percorso che, con stile ironico e spesso scanzonato, disegna una via d’uscita dal tunnel della recessione. Per provare a fare diventare l’Italia il villaggio turistico del mondo e mitigare gli effetti della negativa congiuntura economica.
L’autore evidenzia che in Italia si rincorre un passato che probabilmente non tornerà più, quando il Made in Italy era sinonimo di quinta potenza industriale, ma non ci si accorge che l’industria turistica può davvero rappresentare, a prescindere da ogni retorica, il volàno per la ripresa delle legittime aspettative di crescita del Paese. Il turismo, in crescita a livello globale, è infatti l’unico settore a prova di Cina e delocalizzazione.
E così, Salvia propone di riconvertire tutta l’economia, dalla scuola agli uffici pubblici, dagli aeroporti al cinema, per remare tutti nella stessa direzione, ossia valorizzare e promuovere a 360° l’immenso potenziale turistico, ancora oggi rimasto in parte inespresso. Tra le tante domande, Salvia pone anche l’amletico dubbio: meglio un monumento pubblico ma in rovina o un monumento gestito da privati ma restaurato e aperto ai visitatori? Ai posteri l’ardua sentenza.




















