Un giorno probabilmente interlocutorio quello di oggi per la vicenda di ArcelorMittal, il gigante dell’acciaio franco-indiano che, questa mattina, ha comunicato formalmente ai sindacati della ex Ilva “la retrocessione dei rami di azienda unitamente al trasferimento dei relativi dipendenti” ai sensi dell’articolo 47 della legge 428 del 1990.
La comunicazione fa seguito all’annuncio di cessazione del contratto della giornata di lunedì scorso.
Attualmente i dipendenti sono 10.777 in totale di cui 8.277 a Taranto, al momento tutti assunti a tempo indeterminato come da accordo di acquisizione delle acciaierie ex Ilva, in attesa del completamento della procedura di acquisto che, al momento, sembra saltare.
La comunicazione, che di fatto segna l’avvio della procedura per il disimpegno, riguarda tutta Italia: oltre a Taranto anche Genova, Novi Ligure, Milano, Racconigi, Paderno, Legnano, Marghera. Ma appare chiaro che le maggiori ripercussioni si avranno in Puglia dove, tra i dipendenti diretti e l’indotto la crisi aziendale coinvolgerà circa 20mila persone.
Intanto i sindacati sono sul piede di guerra. Di fronte ai cancello dell’impianto tarantino c’è un presidio permanente di lavoratori, estremamente preoccupati per il proprio futuro, mentre la Fim-Cisl ha annunciato uno sciopero immediato dalle 15 di oggi a partire dallo stabilimento ex Ilva di Taranto. Ma non c’è, sul punto, unità sindacale. Al momento Fiom, Uilm e Ubs preferiscono in queste ore sospendere ogni decisione in attesa dell’esito del vertice di Palazzo Chigi.











