HomeEconomia & SviluppoArcelorMittal, la chiusura dell'Altoforno 2 "costerà" 3500 operai in cassa integrazione

ArcelorMittal, la chiusura dell’Altoforno 2 “costerà” 3500 operai in cassa integrazione

Avrà ripercussioni pesantissime sulla capacità produttiva dell’impianto siderurgico tarantino, e quindi sui lavoratori, la chiusura dell’Altoforno 2 dell’ArcelorMittal.

Cassa integrazione straordinaria in arrivo per 3.500 lavoratori dell’ex Ilva di Taranto. Lo ha annunciato la Fim Cisl di Taranto-Brindisi, riferendo di essere stati informati in tal senso da ArcelorMittal.

“L’azienda ha informato le organizzazioni sindacali che, in seguito al rigetto dell’istanza avanzata dai Commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria di proroga allo spegnimento di Afo2, a breve invieranno alle stesse l’avvio della procedura di cassa integrazione straordinaria per 3.500 unità”, hanno riferito i sindacati.

L’impianto fu sequestrato nel giugno del 2015 dopo l’incidente sul lavoro nel quale è morto l’operaio Alessandro Morricella, investito da una fiammata mista a ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2.

Fim, Fiom e Uilm hanno “rigettato” la comunicazione di ArcelorMittal sull’avvio della cassa integrazione straordinaria: “Già da domani, in occasione dell’incontro ministeriale chiederemo con forza di fare chiarezza su una procedura di cassa integrazione che, di fatto, sostituirebbe l’attuale Cigo per crisi congiunturale con la Cigs facendolo diventare un problema di carattere strutturale”.

“È giunto il momento – scrivono in una nota – da parte del governo e di Ilva, al momento unici proprietari dello stabilimento siderurgico, di fare chiarezza sul futuro ambientale, occupazionale e industriale di un sito di interesse strategico per il Paese”.

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Redazione
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