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“I dati sugli asili nido diffusi oggi dall’Istat sono l’ennesima conferma di come nel nostro Paese i servizi per la prima infanzia siano un’opportunità riservata ancora a pochi bambini. I primissimi anni di vita sono di cruciale importanza per lo sviluppo e per il futuro stesso dei minori e per questo è fondamentale che a tutti i bambini venga garantito l’accesso al nido e a servizi socio-educativi di qualità per la prima infanzia. Solo così potremo contrastare alla radice quelle disuguaglianze educative che purtroppo segnano il cammino dei minori sin dalle prime fasi della loro vita”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
I DATI ISTAT
Nell’anno scolastico 2017/2018, infatti, secondo l’Istat erano attivi sul territorio nazionale 13.145 asili comunali. I posti disponibili – di cui il 51% pubblici – coprono il 24,7% dei bambini con meno di 3 anni. La percentuale, pur in lieve aumento, è ancora sotto il parametro del 33% fissato nel 2002 dall’Ue per il 2010. Per questo il report giudica “ancora insufficiente” la dotazione di asili nido.
Inoltre, è forte l’eterogeneità sul territorio: in Valle d’Aosta hanno un posto disponibile 47 bambini su 100, in Campania meno di 9. Altro problema è il costo: il carico medio che deve sostenere una famiglia per il servizio di asilo nido, pari a 1.570 euro nel 2015, è salito a 1.996 euro del 2017. I vincoli economici, sottolinea l’istituto di statistica, spiegano “una parte non trascurabile” della mancata iscrizione all’asilo nido dei bambini: nel 2018 sono il 12,4% i genitori di bambini di 0-2 anni non iscritti al nido che dichiarano di non averlo fatto perché i costi sono eccessivi.
Rispetto all’anno precedente, comunque si registra un lieve aumento della copertura (+0,7%), dovuto, spiega l’Istat, sia al calo dei bambini residenti in Italia sia a un lieve incremento dei posti disponibili (+0,3%). L’obiettivo europeo del 33% è stato superato già da alcuni anni in Valle d’Aosta, nella Provincia Autonoma di Trento, in Emilia Romagna, Toscana e Umbria. Al Nord-est e al Centro la ricettività è molto prossima al target europeo mentre nelle restanti regioni del Centro-nord i valori sono inferiori ma non lontani dal 30%.
I DATI DEL SUD
Nel Mezzogiorno si è invece ancora lontani dall’obiettivo, nonostante alcuni segnali di miglioramento, con la sola eccezione della Sardegna che ha una dotazione di servizi comparabile alle regioni del Centro-nord (27,9%). In Abruzzo e in Molise i posti privati e pubblici nei servizi socio-educativi superano, ma di poco, il 21%; la Puglia ha superato il 15%, la Basilicata si attesta al 14,3% e le altre regioni presentano valori inferiori al 10%, con il minimo di 8,6% in Campania. In buona parte delle regioni, evidenzia ancora l’Istat, è decisivo l’apporto delle strutture private per raggiungere valori di copertura prossimi all’obiettivo europeo, mentre solo in pochi casi il contributo più consistente proviene dai nidi e servizi integrativi pubblici.
L’ALLARME DI SAVE THE CHILDREN
“Auspichiamo un forte intervento già nella legge di bilancio per il sostegno alle famiglie nel pagamento delle rette dei servizi, che se confermate dovrebbero rappresentare una vera e propria “dote educativa” da garantire a tutti i bambini fin dalla primissima infanzia, ma queste devono essere accompagnate da un contestuale investimento per la copertura dei servizi per la prima infanzia su tutto il territorio nazionale, che oggi presenta ancora troppe differenze a livello territoriale, con una copertura che raggiunge il 19,6% nei comuni del nord-est ma che si ferma a poco più del 5% al sud. Percentuali troppo basse che richiedono un impegno concreto e urgente nella manovra economica per l’implementazione del sistema di educazione ed istruzione da 0 a 6 anni, a partire dalla riconversione di quegli spazi all’interno delle scuole dell’infanzia che oggi continuano a rimanere inutilizzati in conseguenza del calo demografico”, ha concluso Raffaela Milano.











