Ha tirato fuori dalla lampada un film straordinario Checco Zalone, che con il suo Tolo Tolo raggiunge la cifra record ed incredibile di 8,7 milioni di euro d’incassi soltanto nelle prime 24h di programmazione, con 1,2 milioni di spettatori. L’esordio più “grasso” di sempre ai botteghini, con un trailer altrettanto criptico e lontano dalla pellicola, che ha fatto da benzina ad il bolide nostrano della comicità.
Luca Medici è una persona molto intelligente e diventa geniale quando travasa quel know-how del sentimento italico nel personaggio di Checco Zalone, riuscendo a farne una cassa di risonanza dal riso sempre più strutturato.
Chiariamoci subito, Tolo Tolo è lontano anni luce da Cado dalle nubi, opera d’esordio che nel 2009 consacrò il comico pugliese nell’Olimpo dei giullari di corte dello Stivale. Pellicole che sono cresciute nel tempo, con la maturazione dell’artista. Che bella giornata, Sole a Catinelle, Quo Vado?, e l’ultimo nato in casa Medusa film.
All’inizio c’era un riso grezzo, lampante, facile, un concentrato di gag messe in fila in maniera perfetta, per raccontare il terrone che arriva a Milano. Nel secondo comincia a lambire il mondo delle raccomandazioni, delle diffidenze etniche, ma sempre in maniera caciara. Poi arriva il terzo film, qui si sente già il crescendo del tema. L’imprenditore inguaribile ottimista ed imbonitore, senza un soldo ma con la voglia di sfondare, sostenuto da parenti ed aspirapolvere simbolo.
Arriviamo a quattro anni fa, con l’exploit di raffinatezza leggera. “Cosa vuoi fare da grande?” / “Il posto fisso, come te!”. E sì, Zalone – ipse dixit – esce ogni 4 anni come i Mondiali. Non inflaziona l’immagine, sparisce da eventi tv, spettacoli, comparsate, men che meno pubblicità. Si dilegua, crea hype, attesa, suspence, aspettativa. Nemmeno i trailer lasciano trasparire nulla.
Ed arriviamo all’ultima trama appena sfornata. I cinema impazziscono, le programmazioni arrivano anche a 15-20 giornaliere, dal mattino sino a tarda notte. Prima ha svegliato i radical chic: “È razzista”; poi smontata questa stupida critica, passiamo al sovrano supremo: Il pubblico.
Che si divide, si spacca, s’interroga, nelle sale c’è incertezza. Tra chi piange dalle risate, chi sorride, e chi rimane un po’ attonito. Incerto, insicuro di avere colto il senso del film – anzi, forse era venuto al Cinema proprio per non collegare il cervello. Voleva ridere, di pancia, come agli albori.
Ed invece no, per apprezzare questo prodotto bisogna avere le papille gustative pronte. Bisogna leggere la società odierna, averne perlomeno il fiuto, sentirne l’andazzo, il vento, udire il bisbigliare del razzismo od il fascismo latente, e non prendersi troppo sul serio per i propri vizi e pregiudizi.
Zalone ha vinto, ha vinto perché ha raccontato in una maniera assolutamente non convenzionale ed anticonformista l’Italia. Voto 10, per la simpatia, e per la Murgia innamorata della salsiccia in punta di coltello, dove il sushi può restar lontano.












