Una serie di pensieri in fila, quelli espressi da Raffaele Fitto sul suo blog, che sanno di resa ad un partito, Forza Italia, che da tetri segnali di autoimplosione. Assenza di regole e delegittimazione dei dirigenti sono alcune delle accuse, pesantissime, che l’europarlamentare di Maglie muove innanzitutto a Silvio Berlusconi, e poi ad una dirigenza che sa più di bunker intorno al vecchio leader che ad un partito politico. Eccone il testo.
Scrivo queste righe con i sentimenti con cui ci sia accosta a una vicenda che sa di tragedia greca o shakespeariana.
Il centrodestra italiano, in primo luogo grazie a Berlusconi, è stato a lungo depositario delle speranze e delle attese degli italiani di un grande cambiamento e di una profonda riforma liberale. Un mix di errori politici e di circostanze esterne negative ha purtroppo impedito di realizzare questa promessa.
Per parte mia, insieme a tanti amici, rivendico di essere stato accanto a Berlusconi nelle fasi per lui più dure, quelle degli attacchi giudiziari, dell’uso politico della giustizia, del tentativo di estrometterlo dalla politica per via giudiziaria. E’ il mio e nostro orgoglio, ed è una regola che – per me – vale nella vita, prim’ancora che nella politica: nei momenti difficili, si difende chi è sotto attacco.
Ma ora che le nubi giudiziarie sono in gran parte diradate intorno a Silvio Berlusconi, è venuto il momento di discutere in modo intellettualmente onesto della situazione che è sotto gli occhi di tutti.
Siamo ora in un partito senza regole, dalla testa in giù. Piaccia o no, la vecchia Forza Italia e il PdL avevano sempre rispettato statuti e regole. Da un anno, invece, siamo in una terra di nessuno, dove nulla (a Roma o sui territori) corrisponde a quanto è scritto nello statuto.
Siamo in un partito con dirigenti privi di qualunque legittimazione democratica. C’è ormai un cupo bunker, costruito intorno a Silvio Berlusconi, dove pochi autonominati pretendono di decidere sulla sorte delle persone, e – peggio ancora – sulla linea politica.
Lo dico senza asprezza e senza nulla di personale. Ma davvero pensiamo che le liste possano essere fatte e disfatte dalla senatrice Rossi, o comunque dipendere da un suo finale atto di volonta’? Davvero pensiamo che dirigenti possano essere esclusi in Puglia e non solo dalle elezioni regionali e domani dalle elezioni politiche solo per aver espresso un’opinione nel dibattito di partito o per aver partecipato ad un’assemblea? Dove siamo finiti? Non eravamo, o non dicevamo di essere, un partito liberale di massa?
Siamo in un partito senza una seria e credibile linea politica. Siamo soprattutto un partito con 9 milioni di elettori in fuga. E adesso qualcuno vorrebbe anche “piu’ bavaglio per tutti”?
Raffaele Fitto











