Questa mattina un incontro che resta interlocutorio tra le parti sociali ed il ministro Giorgetti sul futuro dell’ex Ilva, tra chiusure ordinate dai magistrati, un piano industriale pieno di dubbi, soldi da versare per garantire l’ingresso effettivo di Invitalia, posti di lavoro ed ambiente da tutelare ed un settore in grave crisi da rilanciare.
“Seguo tutta la vicenda con estrema attenzione – ha detto il ministro – e in particolare i lavoratori che non possono essere presi in giro. Voglio dire con chiarezza e trasparenza che è il momento di smettere di dire cose che in realtà non possono essere fatte altrimenti non si troverà mai una soluzione“.
Il sentore diffuso è che non ci sia piena convinzione da parte del Governo sul piano industriale. Ed è proprio il Ministro Giorgetti a commentare: “serve una politica industriale e non una mera politica finanziaria“. L’esempio che fa è chiaro, e si parla di un cambio di strategia sul settore siderurgico: “mi sembra che ci sia da parte dell’Europa un approccio diverso. Mi riferisco anche all’automotive: mi chiedo che senso abbia investire miliardi di euro e poi acquistare i bus in Cina. Dico che bisogna cambiare strategia”.
Per quanto riguarda i 400 milioni a carico di Invitalia, Giorgetti ha annunciato che i soldi arriveranno, se al Mef giungeranno le necessarie rassicurazioni nelle prossime settimane, prima della sentenza attesa per metà maggio.
L’obiettivo in questo senso è “far lavorare l’azienda, non altro. In quest’ottica anche il piano industriale ha necessità di un aggiornamento. Da parte nostra – ha concluso – intendiamo essere un interlocutore particolare, stiamo approfondendo il dossier perché ci sono aspetti non chiarissimi”.
Ma per i sindacati l’incontro di oggi suona in maniera molto diversa.
“La risposta di Giorgetti sull’ingresso dello Stato all’interno del capitale di ArcelorMittal non solo non è certa, ma è vincolata al parere del Mef e all’eventuale modifica del contratto realizzato il 10 dicembre proprio tra AMI e Invitalia. Ci aspettavamo una presa di posizione netta dopo 9 anni dall’inizio della vertenza, ma si continua a perdere tempo con il rischio serio che la situazione diventi irreparabile. Sembra quasi che si voglia aspettare il giudizio del Consiglio di Stato, atteso il 13 maggio, per non assumersi le necessarie responsabilità” Tuona Rocco Palombella, Segretario generale Uilm, presente al tavolo con Guglielmo Gambardella, responsabile del settore per la Uilm Nazionale.
Di altro tenore il commento della Ugl. Parla di “incontro molto proficuo” il segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, presente all’incontro insieme al segretario confederale Adelmo Barbarossa, spiegando che “si è parlato di ArcelorMittal e di tutte le vertenze pericolose, per i lavoratori, per l’industria e per la ripresa del Paese, rimaste al palo”.
Secondo l’Ugl, “nell’immediato è importante che i ministri Giorgetti e Orlando abbiano promesso lo sblocco dei 400 milioni di investimento pubblico destinati da Invitalia ad ArcelorMittal, in base all’accordo di dicembre scorso, senza aspettare la scadenza del 13 maggio, e che, fatto ancora più importante, gli investimenti consentiranno l’ingresso di tre componenti nel CdA indicati da Invitalia. Fino ad oggi il Governo era assente all’interno del CdA. Sia Giorgetti sia Orlando ritengono che gli accordi fin qui raggiunti tra la multinazionale e il precedente esecutivo fossero troppo sbilanciati in favore di ArcelorMittal e che la loro intenzione è quella di evitare gli errori del passato, mettendo mano a quanto fin qui pattuito”.












