E’ un Michele Emiliano molto imbarazzato, quello che deve rispondere (deve farlo e lo fa, scientemente, dopo aver evidentemente ponderato ogni singola parola della sua lettera) alle notizie di stampa dei giorni scorsi su alcuni candidati che avrebbero offerto soldi in cambio di voti ai propri collaboratori. Una accusa assolutamente grave e su cui la magistratura di Bari ha aperto ufficialmente un fascicolo.
La parola d’ordine è “restiamo calmi” unita ad un ovvio “chi ha sbagliato deve pagare” e “Chiunque dovesse violare questi indirizzi sarà oggetto di richiesta da parte di tutta la coalizione di ritiro della candidatura”. Emiliano prende le distanze da tutto e tutti, e resta allo stesso tempo disponibile a fare da sponda ai suoi candidati fino a quando non verranno accertati i fatti. Ed è esattamente questo il motivo per cui anche noi di Puglia In parliamo ora della vicenda, senza entrare nel merito dei singoli casi che coinvolgono Anita Maurodinoia (Pd) e Gianni Filomeno (La Puglia con Emiliano).
Al momento nel mirino ci sono due candidati delle sue liste, ma presto (anche secondo voci di corridoio del tribunale di Bari) l’inchiesta potrebbe anche allargarsi. Soldi in cambio di voti è l’accusa, pesantissima. La peggiore che potrebbe capitare ad un candidato (che etimologicamente parlando, dovrebbe proprio essere “candido”) in una campagna elettorale che di candido, a quanto stiamo assistendo negli ultimi giorni, sembrerebbe avere ben poco, e che sta facendo del lerciume il suo marchio di fabbrica.
Soprattutto quando va a comprare la dignità per 30 denari. Pardon, per 30 euro. Anche se c’è da chiedersi se è meno dignitoso offrire denaro in cambio di voti o vendere il proprio voto per due spiccioli.
Nel dubbio meglio votare per chi si dimostra degno del voto, a prescindere dalla lista, dal candidato presidente e dalla campagna elettorale. Fino a prova contraria. Vero Emiliano?
Ecco il testo della lettera aperta di Emiliano, rivolta soprattutto ai suoi candidati.
Ho letto sui giornali fatti che potrebbero costituire ostacolo alla libera espressione del voto.
Sono certo che i magistrati ci diranno presto se i filmati provano qualcosa o se descrivono condotte lecite. Se qualcuno ha sbagliato pagherà. Nel frattempo chiunque sappia qualcosa o abbia un filmato o una registrazione utile la consegni alle Forze dell’Ordine. Come sempre non farò sconti a nessuno, ma neppure giustizierò sommariamente qualcuno solo per tutelare me stesso.
È legittimo per un candidato in campagna elettorale farsi assistere da uno staff. Ma tutto questo presuppone, per essere compatibile con i miei principi, che i membri dello staff aderiscano al programma politico del candidato per passione e condivisione politica, anche nei casi in cui venga prevista una regolare retribuzione o un rimborso delle spese sostenute.
Quando invece il supporter viene convinto e reclutato facendogli intravedere solo e solamente il vantaggio economico della sua eventuale partecipazione alla campagna elettorale, siamo fuori da ciò che io ritengo politicamente accettabile. In questo modo si riduce il tutto ad una condotta che non costituisce il voto di scambio previsto dalla legge come reato, ma certamente mercifica e monetizza la passione e la partecipazione politica.
Altrettanto inaccettabili sono gli esempi di reclutamento telefonico di ignari giovani ai quali si presenta come cosa ovvia il fatto che essi debbano votare un determinato candidato assieme ai loro familiari. Qui davvero si rischia di essere dentro la fattispecie prevista come reato, perchè laddove non vi fosse alcuna fase politica successiva di adesione e partecipazione fisica e morale alla campagna elettorale, la percezione del danaro senza nessun’altra attività tipica di una campagna elettorale potrebbe certamente costituire reato.
È per questa ragione che chiedo a tutti i candidati del centrosinistra di astenersi dal remunerare, sia pure con un semplice rimborso spese, tutti coloro che fanno parte dei loro staff se non hanno la assoluta certezza che queste persone abbiano liberamente aderito al progetto politico del candidato. Capisco che non sempre è facile distinguere tra chi aderisce perché ci crede, da coloro che sperano in una retribuzione immediata o differita del loro impegno a supporto del candidato. Ma occorre comunque evitare reclutamenti di massa, senza previa verifica di un’autentica adesione politica alla campagna elettorale. Altrimenti per l’opinione pubblica e per gli elettori sarà difficile non maturare un ulteriore motivo di sfiducia e di disaffezione per la politica.
Chiunque dovesse violare questi indirizzi sarà oggetto di richiesta da parte di tutta la coalizione di ritiro della candidatura.
Michele Emiliano











