HomeEconomia & SviluppoEconomiaIl made in China che mangia l’Italia

Il made in China che mangia l’Italia

Un leviatano si aggira per le nostre città, e si chiama “Made in China”. Secondo alcune indagini incrociate, portate avanti anche grazie alla collaborazione della Guardia di Finanza nostrana, abbiamo rilevato nel Bel Paese un giro  di 4,5 miliardi di euro totalmente sconosciuto al fisco.

Contraffazione, prostituzione, sfruttamento del lavoro ed evasione sono i capi accusatori sollevati dinanzi al dragone che tutto compra e tutto sostituisce nei grandi centri e nelle piccole periferie. Ormai è palpabile per chiunque la trasformazione delle più disparate attività commerciali dalla lunga tradizione italica, in agglomerati cinesi.

Bar, articoli sportivi, negozi di giocattoli, super store, centri massaggi, i cinesi paiono gli unici in florida crescita e gli unici con moneta sonante pronti a fare razzia delle nostre PMI. Ma non è tutto oro quello che luccica.

I money transfer hanno giocato una partita importante nel sottrarre capitali per farli fluttuare nelle casseforti della “Bank of China”, che solo di commissioni, avrebbe guadagnato 758mila euro.

E mentre le saracinesche italiane chiudono martoriate da fisco, controlli e regole, la concorrenza sleale porta via sacche di clienti nuove e sempre più folte. La crisi orienta il consumatore verso il risparmio più disperato-disparato, quando i portafogli non grondano di moneta.

Last but not least, l’”Hong Kong Market” aperto nel Salento pochi giorni fa, che ha avuto una affluenza così poderosa da far riempire (soltanto) i parcheggi anche dell’altro centro commerciale adiacente.

Prezzi stracciati, proprietari asiatici e personale italiano, il mix che ha portato la clientela a fare incetta di prodotti. L’allarme che è stato lanciato dagli esercenti del luogo è che, spesso, la merce non porta neanche la bollatura europea che ne certifichi provenienza e qualità.

Non era questa la globalizzazione tanto blasonata che ci hanno venduto negli anni’90 per l’apertura dei mercati mondiali. Non era questo il sogno che ci avevano promesso, anzi, si è trasformato nell’incubo della povertà.

twitter @andrewlorusso

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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