Bari bianca ha festeggiato questo giovedì il suo terzo anniversario. Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari. Così è se ti pare.
Ma anche no.
Perché Bari sa essere già piccola piccola. Una cavaiola d’ostentazione tra catering e dee all’ultimo grido; attempate naufraghe della rassegnazione. Un grido appunto. Di dolore tra gli aloni di sudore. Immersa nella cornice stretta tra il Piccini e la Prefettura si è consumata una sauna a cielo aperto. Gli asciugamani c’erano.
Perso lo spirito bohemien dell’evento che nasce in Francia per aggregare, unire last second amici e sconosciuti all’ombra degli alberi e tra le strade altre la Senna, per “fare serata”, come ancora oggi si riesce affacciandosi all’insaputa in uno di quei vicoli parigini lontani dalla folla e dai Campi Elisi.
Denudati di spirito di condivisione, travestiti da imbianchini all’ultimo grido, serviti da camerieri importati dai ristoranti limitrofi e sul lato opposto, giovincelli imbibiti di vino al punto di lanciare bicchieri contro le vetrate del Palazzo zebrato.
Una svista tra la festa? Una pestata d’acqua nel mortaio. Un senno senza senso e vale anche il contrario. Solo l’aria della Norma cantanta plein air, colora la serata di diafana eleganza. Una casta diva in una serata che candeggia d’abiti, tanto, e di spirito poco. Da white a wild. Se Bari avesse il fiume, comunque non sarebbe Parigi.











