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Avevamo davvero bisogno di Dolce e Gabbana?

Archiviati positivamente alcuni degli eventi clou dell’estate pugliese e con tanti appuntamenti ancora in calendario, ecco i primi politici, di ogni colore e grado, pronti a salire sul carro dei vincitori per “riscuotere” il successo di questa ondata di eventi estivi che ha portato il tutto esaurito sulle nostre coste.

A mente fredda però, una decina di giorni dopo il termine delle sfilate che hanno occupato le prime pagine dei social e dei nostri quotidiani, la domanda è lecita: avevamo davvero bisogno di Dolce & Gabbana?

La domanda è chiaramente molto provocatoria. E non è rivolta solo a D&G, visti i tanti eventi che hanno impoveri…pardon arricchito la programmazione di eventi della nostra amata regione. Riavvolgendo però il nastro, quello che sarà difficile dimenticare non sono sicuramente i capi della nota casa stilistica, certamente di alta moda e di alta sartoria, bensì le immagini mozzafiato della nostra meravigliosa terra.

La nostra terra sì, bella e impossibile, anche senza pizzi e merletti. Bella anche senza un maxi schermo in piazza dove riunire il popolo che ha accolto l’evento a braccia aperte con sorrisi e cordialità, ma che “No, grazie”, viene tenuto a debita distanza da questi eventi solo per VIP. Eventi che escludono anziché includere.  Eventi con il classico “parterre d’eccezione” che mostrano, qualora non fosse chiaro, la differenza tra noi e loro. C’è chi parla di un possibile “ritorno” in termini di visibilità. Auspichiamoci che non sia così. Non è del turismo esclusivo e per pochi che ha bisogno la nostra terra. Questa terra è, prima di tutto, dei pugliesi, di coloro che la vivono 365 giorni all’anno e che, con tanti sacrifici, si battono ogni giorno per donare un futuro dignitoso alle proprie famiglie. Non è una terra da dare in pasto a chi offre di più.

Le meravigliose forme geometriche dei nostri trulli, la pietra calcarea bianca e pura, il fragoroso suono delle cicale in lontananza c’erano prima di Dolce & Gabbana e ci saranno dopo la loro partenza. E ancora, le nostre meravigliose coste, le acque cristalline, la sabbia dorata e calda, gli scogli, i trabucchi e le falesie. I percorsi tra le campagne, il silenzio delle sue strade, i muretti a secco, le luci del tramonto che si posano sui trulli e sulle cummerse. Sicuramente la Puglia è cresciuta molto negli ultimi anni e con essa, la sua brand reputation: è diventata infatti un vero e proprio marchio da sbandierare anche a livello politico. Ma il merito, ancora una volta, non è soltanto dei politici ma di tutti coloro che si impegnano quotidianamente per rendere questa terra meravigliosa e indimenticabile. La riconoscibilità della Puglia ha raggiunto livelli globali e non ha certamente bisogno di una modella che indossi un copricapo a forma di trullo. È ormai chiaro a tutti quale sia il potenziale pugliese e non è un caso se il prossimo G7, l’incontro geopolitico tra i 7 grandi della terra, verrà organizzato proprio in Puglia.

Questo focus sulla nostra regione è avvalorato poi da numerosi eventi di caratura internazionale quali il Red Bull Cliff Diving giunto ormai alla sua decima edizione, e ancora, i diversi incontri legati alla tematica dell’innovazione tecnologica e digitale. Un territorio, quello pugliese, che accoglie e che deve farlo tutto l’anno. Se da una parte la destagionalizzazione, oggetto di diversi dibattiti, sinora non ha portati grandi risultati, un nuovo e alternativo progetto è stato possibile durante la prima ondata pandemica attraverso il south working, ovvero la possibilità di lavorare da remoto direttamente dal Sud Italia.

Se da un lato quindi si provano a vagliare nuove soluzioni dall’altra non si devono perdere di vista criticità territoriali come l’assenza di abitazioni per le fasce più deboli della popolazione e per gli studenti. Nei mesi scorsi infatti si sono rincorse notizie e manifestazioni da parte degli studenti legate al rincaro degli affitti.

Il motivo? molte delle abitazioni precedentemente adibite ad affitti di lungo termine sono state convertite in quattro e quattr’otto in bed and breakfast per soggiorni brevi. Perché affittare una stanza a 500 euro al mese quando lo stesso importo si può realizzare in meno di una settimana?  Quali sono allora le conseguenze di queste azioni? Lo svuotamento delle città ad esempio. Bari vecchia cuore pulsante e capoluogo di regione potrebbe piano piano svuotarsi non solo dei suoi abitanti ma anche della sua storicità e delle sue tradizioni per fare spazio a case vacanze a due passi dal (lungo)mare. Chissà se anche la signora Nunzia, la signora delle orecchiette di Bari vecchia, non deciderà un bel giorno di convertire la sua casa in un bel B& B.

Ci stiamo dunque (s)vendendo? I turisti, e non solo, arrivano in punta di piedi, osservano, studiano, analizzano e poi prendono decisioni. La prima volta arrivano come ospiti, la seconda chissà. Si rischia così di imbattersi in una città spettro svuotata tutto l’anno e inondata di turisti nei caldi mesi d’estate. Si rischia inoltre di non dare spazio e futuro ai giovani che hanno voglia di combattere per la propria terra senza diventare gli ennesimi “cervelli in fuga”. Ma qui, invero, non si può certo parlar di fuga. Li si sta accompagnando gentilmente alla porta, questo è tutto. Tornando alla sfilata e al mondo della moda, Dolce e Gabbana non sono stati certo i primi a tentare la conquista delle terre pugliesi.

Arrivano infatti dopo Gucci che già l’anno scorso presentò la sua collezione all’ombra del Castel del Monte. La storia si ripete insomma.

E allora forse è il caso che si pensi, prima che sia troppo tardi, ad un ritorno al passato. Ad un turismo lento, inclusivo e sostenibile. Quello dei trulli e delle masserie senza piscina insomma. In cui si possa apprezzare il fruscio delle foglie d’ulivo e il crepitio di un timido fuocherello acceso nella notte.  In cui una torta fatta in casa valga più di una comprata nelle cattedrali del consumo. E in cui un sorriso e un consiglio valgano più di un codice alfanumerico ricevuto via whatsapp e da inserire per accedere alla propria stanza.
Diceva Franco Arminio “abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento”.

Il popolo delle grandi sfilate, stanco delle strade trafficate, degli alti e impenetrabili grattacieli, dei ritmi frenetici e caotici della città, dei clacson ad ogni incrocio, del caldo soffocante delle metro, delle pause sempre più brevi davanti al pc, sceglie la semplicità. Una semplicità, che in tutto il mondo, si traduce in una sola parola: PUGLIA.
Loro se ne sono accorti, e noi?

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