Fumata nera sul futuro dell’Ilva di Taranto. Metaforicamente parlando sembra davvero in bilico il futuro dell’impianto siderurgico di Taranto dopo la pubblicazione di una lettera inviata dall’Amministratore Delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella, sulla indisponibilità del socio privato, Arcelor Mittal, a collaborare e rispettare quanto accordato tra le parti.
“La comunicazione di Acciaierie d’Italia Holding dimostra purtroppo, per l’ennesima volta, il grave difetto di disponibilità e collaborazione nei confronti della nostra società e la ancor più grave mancata conformità alle pattuizioni contrattuali”.
La missiva, datata 23 ottobre, lamenta una serie di mancati rispetti dell’accordo tra le parti.
Al primo punto Mattarella chiede “chiarimenti” ad Acciaierie e lamenta “risposte soltanto parziali” e accusa di aver “omesso di fornire ad Invitalia tutte le informazioni utili a consentirle, “la corretta valutazione circa il possibile esercizio dei propri diritti'” sul contratto di finanziamento in conto soci del 14 febbraio 2023.
Lamenta inoltre la mancanza di “aggiornamento” sul piano di produzione di acciaio e sulla cassa “necessaria’ per far fronte all’impegno preso di 4 milioni di tonnellate di acciaio.
A fronte della “delicata situazione corrente”, Invitalia addirittura chiede “almeno” di conoscere la “situazione economico-patrimoniale e finanziaria aggiornata”.
Lo scollamento tra i due partner che dovrebbero (il condizionale a questo punto è d’obbligo) gestire insieme il futuro dell’impianto siderurgico di Taranto, tra salute e lavoro, tra produzione d’acciaio e decarbonizzazione, tra riqualificazione dell’area ed esigenze produttive, viene sostanzialmente meno.
Sempre secondo Mattarella, ne il 21 settembre ne il 16 ottobre in apposite riunioni del cda il socio privato ha dato comunicazione del Memorandum of Undestanding, in cui il socio privato si sarebbe accordato con il Governo per un intervento 5 miliardi di euro per l’ennesimo tentativo di rilancio dell’acciaieria. A firmarlo, secondo fonti giornalistiche, sarebbero stati il ministro per gli Affari Europei Raffaele Fitto e ArcelorMittal, che dentro Acciaierie d’Italia è rappresentata dall’ad Lucia Morselli.
La cosa grave, senza che il socio pubblico, proprietario del 62% dell’azienda (il 38% è di Acciaierie d’Italia) ne sapesse nulla.
Diventano così lampanti i contrasti che, probabilmente da anni, mettono in campo da un lato presidente Bernabè, espressione di Invitalia nel cda di Acciaierie d’Italia, ai ferri corti con l’ad Lucia Morselli che agirebbe di fatto da sola nella gestione della società.
“Un fatto di gravità enorme” per i sindacati metalmeccanici che sottolineano come “i quattro ministri ci hanno mentito quando hanno negato” che esistesse un memorandum già sottoscritto”.
“A questo punto vorremo sapere cosa ne pensano i ministri competenti per materia e sempre più silenti, Giorgetti all’Economia e Urso alle Imprese – scrive il presidente dei senatori dem Francesco Boccia – Oggi abbiamo la conferma che il governo non solo ha mentito su Ilva, ma che a tavolino ha deciso di uccidere qualsiasi speranza di sviluppo e ripresa dell’impianto di Taranto”.











