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Se il settore ortofrutticolo gode di buona salute, quello frutticolo non è da meno, analizziamo insieme i dati del Sismografo di Unioncamere Puglia.
FRUIT LOGISTICA DI BERLINO 2025: FRUTTICOLTURA PUGLIESE
Sono 14.039 le aziende pugliesi che operano nel settore della coltivazione di frutta al terzo trimestre 2024. Si tratta dell’11% delle oltre 126mila imprese frutticole presenti in Italia, un dato che fa della Puglia la terza regione del Paese per presenza aziendale dopo Sicilia e Veneto. Poca, tuttavia, la diversificazione di prodotto: lo stock di imprese frutticole pugliesi vede un netto dominio numerico dei produttori di uva, oltre 11mila, quasi l’80% del totale regionale. Non vi è però distinzione tra uva da vino e uva da tavola, per chi lavora nel settore due universi distinti e distanti. Secondo gli ultimi dati ISTAT sulle superfici 2023, l’uva da tavola pugliese assorbe il 22% delle aree coltivate, quella siciliana il 13%, mentre la superficie veneta e delle altre regioni italiane è quasi interamente sbilanciata sull’uva da vino. Da questi ultimi dati dunque emergerebbe una presenza di oltre 2000 imprese pugliesi specializzate nell’uva da tavola propriamente detta, il che, dati alla mano, significherebbe che la Puglia anziché essere terza sarebbe prima dietro soltanto alla Sicilia per quanto riguarda le uve da tavola. Tornando alle specializzazioni produttive pugliesi, subito dopo l’uva da tavola seguono le circa 1.200 imprese attive nella coltivazione di agrumi, e le oltre 800 nella produzione di frutti a nocciolo, fra cui albicocche, ciliegie, pesche, mele, pere e prugne. Altre 800 imprese producono “bacche”, ossia fragole, kiwi, lamponi e mirtilli, nella cui categoria sono censiti anche cachi, melograni e frutti in guscio. Secondo gli ultimi dati ISMEA sul 2023, la Puglia frutticola ha numeri di prim’ordine anche per superfici coltivate e volumi produttivi. La sola vitivinicoltura conta su 95mila ettari e 1,2 milioni di tonnellate di uva prodotta, un risultato che colloca la regione al terzo posto in Italia per superficie, sempre dopo Sicilia e Veneto, e al secondo per quantità, dopo il Veneto, che tuttavia è quasi interamente vocato all’uva da vino. Non meno importante la restante frutticoltura: siamo secondi solo alla Sicilia per area coltivata (84mila ettari), quarti invece per produzione (914mila tonnellate, dietro Sicilia, Trentino-Alto Adige e Calabria). La frutticoltura, quindi, rappresenta non soltanto un importante settore produttivo per la Puglia, ma anche una distintiva componente paesaggistica, antropica ed economica. 26mila le risorse impiegate, buona parte di essa occupata nella viticoltura, seguono le coltivazioni di agrumi, frutti a nocciolo e e frutti a guscio.
FRUIT LOGISTICA DI BERLINO 2025: TERRITORI, TREND E ESTERO DELLE IMPRESE PUGLIESI
Lo abbiamo letto, Sicilia, Veneto e Puglia sono le locomotive della frutticoltura italiana. Se in Sicilia la produzione si spande su buona parte del territorio e in Veneto invece è più polarizzata nelle aree di Treviso e Verona, la situazione pugliese presenta una caratteristica affine a quella isolana. Policentrismo con picchi nelle aree di Taranto (Palagiano, Grottaglie e Manduria in primis) con oltre 4mila imprese, seguite dall’area della Terra di Bari (Rutigliano, Noicattaro, Canosa), e Turi Conversano. Dati importanti emergono anche da Foggia e dalla BAT (Barletta, Andria, Trani). Molto impattante il dato di aziende frutticole ogni 1000 ettari (Noicattaro in testa) e quello di aziende frutticole ogni 1000 abitanti (Torricella in testa seguita da Palagiano e Rutigliano). Ancora frastagliato il dato relativo alla struttura aziendale dove le piccole e micro imprese risultano essere maggiormente rappresentate sul territorio rispetto alle grandi e medie imprese. Assenti per classi di fatturato le imprese pugliesi sopra i 50 milioni di euro, presenti invece con 22 impresi nel range tra i 10 e i 49 milioni.
Cresciuto il numero delle imprese frutticole rispetto al 2019 (+970), di cui 552 nuove aziende specializzate in viticoltura, 228 nella coltivazione di frutti a nocciolo, 186 in fragole, kiwi e frutti a nocciolo. Anche il numero degli addetti del settore cresce, +3404. Secondo gli ultimi dati ISMEA, dopo una contrazione notevole delle superfici dedicate in Puglia, negli ultimi cinque anni la tendenza sembra essersi invertita: rispetto al dato del 2018, nel 2023 la Puglia ha fatto segnare +8mila ettari nella viticoltura, +4mila nella restante frutticoltura. Per quanto riguarda la produzione dati contrastanti nonostante la ciclicità già osservata anche nel settore ortofrutticolo. Il 2023 è stato un anno difficile a livello nazionale, Puglia inclusa. Eppure il trend per la produzione vitivinicola pugliese nell’ultimo decennio appare in chiara crescita, mentre quella della restante frutticoltura, agrumeti inclusi, oscilla fra stabilità e lieve rialzo. Da capire se il 2023 sarà l’anno dell’inversione di tendenza. I fattori che anno influito in questa flessione della produzione (nazionale e pugliese) sono verosimilmente da imputare a fattori quali la fluttuazione della domanda, fattori climatici o antropici come ad esempio la carenza dell’offerta di manodopera. Da non sottovalutare il peso che l’inflazione ha avuto sui valori e quindi sui prezzi della produzione a conferma del buon andamento della domanda del prodotto nazionale e pugliese. Nel 2023, ultimo anno su cui abbiamo dati ISTAT completi e definitivi, la Puglia ha esportato frutta per 578 milioni di euro. È un risultato pari al 15,3% dell’export nazionale, che fa della regione la seconda d’Italia dopo il Trentino Alto Adige e davanti a territori importanti quali Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Sicilia.
La Germania si conferma partner ricettivo numero uno, con 247milioni di euro, primo posto per distacco davanti a Polonia e Francia e un’incidenza del 42% sul nostro export di frutta. I partner commerciali più rilevanti della Puglia sono tutti Paesi del continente europeo, una scelta dettata come per il settore ortofrutticolo dai costi logistici e dalla complessità delle catene del fresco e del freddo in funzione della distanza. Rispetto al 2018 il commercio estero della frutticoltura pugliese cresce di 108 milioni di euro (+23%, ben oltre le pur ottime medie italiane, che si attestano sul +15%). Le buone notizie non finiscono qui, perché i dati provvisori ISTAT sui primi tre trimestri del 2024 dimostrano che l’ascesa sta continuando, con 53 milioni di euro di esportazioni in più rispetto al medesimo periodo del 2023. È un dato su cui ha impattato anche l’inflazione, che ha avuto una fiammata soprattutto nel periodo post-pandemico, gonfiando i prezzi dei prodotti.
Se in Europa ci difendiamo bene, non vale lo stesso principio altrove: infatti sui mercati emergenti mediorientali si osserva una Puglia frutticola più debole rispetto a cinque anni fa: confrontando i valori 2023 con quelli 2018, esportiamo meno frutta negli Emirati Arabi Uniti (-1,5 mln), in Qatar (-1,2 mln) e in Oman (-1 mln), palesando difficoltà anche nel medio raggio (Estonia e Norvegia, ad esempio). Questo calo, come confermato dai dati OEC mette in risalto l’occupazione degli spazi di mercato da parte di Spagna, Paesi Bassi e Turchia. Se in Europa ricopriamo un ruolo di tutto rispetto, non può dirsi lo stesso per i rapporti con Cina e USA, paesi che esprimono una domanda cresciuta in maniera poderosa negli ultimi cinque anni, ma che la Puglia sembra non riuscire a soddisfare.
FRUIT LOGISTICA DI BERLINO 2025: COSA MIGLIORARE IN PUGLIA
Guardando i dati e confrontandoli con quelli del 2018, i risultati sono positivi: crescono profitti, investimenti che consentono di guardare con serenità ai prossimi anni. Si può fare di meglio però. Sicuramente provando ad unire le forze con altre realtà più piccole per presentarsi meglio strutturati con investitori e buyers internazionali. Non fermarsi all’orizzonte europeo ma guardare oltre strizzando l’occhio a nuovi mercati extra-UE. Sostenibilità, attenzione alle certificazioni, ai disciplinari e alle linee di prodotti bio con focus sulle nuove tecnologie devono rimanere il fulcro principale del settore. Da non dimenticare, il fattore logistico-ambientale e quello relativo alla pressione al ribasso dei prezzi nei confronti dei produttori. Come per il settore ortofrutticolo poi ci sono variabili non di poco conto da prendere in considerazione: fattori climatici, risorse idriche, conservazione delle merci.











