HomePoliticaTrivellazioni, via libera dalla Corte Costituzionale per il referendum delle Regioni

Trivellazioni, via libera dalla Corte Costituzionale per il referendum delle Regioni

La Corte Costituzionale ha deciso: via libera al referendum no triv. Il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo, dichiara “soddisfazione e attesa per quanto di importante e decisivo accadrà fin da subito. L’ampio movimento istituzionale e d’opinione contro le trivelle dovrà impegnarsi nella campagna per informare, motivare e portare alle urne referendarie tutti i cittadini”.

Il quesito, unico tra i sei proposti dalle Regioni, riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate. A proporlo sono nove Consigli regionali. Questo stesso quesito era già stato dichiarato ammissibile dalla Cassazione.

La battaglia che, dopo il dietrofront dell’Abruzzo [QUI L’ARTICOLO], vede schierate 9 Regioni e idealmente i comitati No-Triv, investe le disposizioni sulle attività di ricerca e sfruttamento degli idrocarburi in mare. In origine i referendum erano 6 e il 27 novembre la Cassazione diede il via libera.

Il Governo, poi, ha cercato di dribblare le domande referendarie con una serie di modifiche nella legge di Stabilità, stabilendo anche il divieto di trivellazioni entro le 12 miglia marine. La Cassazione è tornata quindi a pronunciarsi l’8 gennaio e, alla luce della legge di Stabilità, ha chiuso i giochi per 5 quesiti. Ma un referendum, centrale, è sopravvissuto:quello sulla durata dei titoli per sfruttare i giacimenti lì dove le autorizzazioni siano già state rilasciate.

La Puglia si è pronunciata unitariamente contro le torri petrolifere e lo ha fatto a maggior ragione assumendo con le altre Regioni l’iniziativa del referendum abrogativo No triv.

“E’ una buona notizia per l’Italia del bene comune”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Sel. “Dopo i maldestri tentativi del governo Renzi di svuotare i quesiti referendari – prosegue il coordinatore di Sel – e dopo aver svenduto per pochi spiccioli i nostri splendidi mari alle compagnie petrolifere, saranno ora i cittadini e le cittadine italiani a dire la loro. Saranno finalmente gli italiani – conclude Fratoianni – a decidere se si vuole distruggere il nostro patrimonio ambientale e i nostri mari per inseguire il petrolio ed un modello di sviluppo inquinante, sbagliato e ormai arretrato”.

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Redazione
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