Cos’hanno in comune il cantautore fiorentino Marco Masini e la città pugliese, da qualche anno diventata capoluogo di provincia insieme ad Andria e Trani, Barletta? Sono innanzitutto entrambi molto eleganti, se poi la cornice è lo splendido fossato del castello svevo, il gioco è fatto. La città pugliese, con la sua bellezza e i suoi modi gentili, è stata un ottimo sfondo per ascoltare le canzoni dure e al tempo stesso romantiche di Masini.
Si è svolta domenica 27 luglio la tappa del suo tour “Ci vorrebbe ancora il mare” che ha incantato il pubblico accorso per assistere al concerto celebrativo dei 35 anni di carriera del cantante, ma anche dei 30 dall’uscita dell’album “Il cielo della Vergine”, ma ancora del lancio del suo nuovo disco “10 amori”. Un pubblico eterogeneo, fatto di bambini, di giovani, di giovani coppie, di coppie di mezza età, di anziani. Tutti accomunati dall’amore per le canzoni di Masini, colonna sonora della propria vita.
In una serata di fine luglio, Masini è salito sul palco alle 21.30 e ha tenuto incollati a sé gli spettatori per 2 ore di spettacolo. Ha esordito con il primo singolo del suo ultimo album “Allora ciao”, un inno a lasciare andare quando le cose finiscono, ma anche una delle innumerevoli storie d’amore cantate in questi decenni. Dopo aver fatto ascoltare “Leggero”, un altro brano tratto da “10 amori”, ha passato in rassegna alcune delle canzoni che hanno caratterizzato il suo Sanremo. Non prima di essersi espresso in questi termini: “Siamo felici di essere in una delle regioni più belle del mondo: la Puglia“.
Masini ha anche fatto riferimento all'”A volte è troppo tardi“, come per esempio per gli amori che finiscono, introducendo “Io ti volevo”, pezzo relativamente recente. Poi il concerto è entrato nel vivo con i suoi pezzi storici che hanno infiammato la platea, introdotti da due canzoni gigantesche della sua produzione: “Ti vorrei” e “Cenerentola innamorata”. Un momento di commozione quando Masini ha ricordato i due Giancarlo che hanno cambiato la sua vita. Giancarlo Masini, suo padre, con cui tanti scontri ci sono stati e Giancarlo Bigazzi, il produttore grazie al quale il cantautore è famoso al grande pubblico. Sulle note di “Caro babbo” Masini ha potuto ammettere: “Con mio padre ho avuto un rapporto conflittuale, come tutti i figli che si ribellano ai genitori, mia madre è andata via che ero piccolo, ora capisco quanti sacrifici abbia dovuto fare mio padre“.
Nella scaletta sono entrate, anche attraverso medley, alcune canzoni che raramente Masini porta nei concerti. E allora spazio a “Frankenstein”, una storia di bullismo diremmo noi oggi. La storia di Franco, un ragazzo gigante e brufoloso preso di mira dai compagni, ma dopo anche da una malattia che costringe il cantante a riconsiderare il loro rapporto, e inchinarsi simbolicamente a quel ragazzone vittima di tante sofferenze. Ma anche a “Cuccioli” e “Dal buio”, due pezzi molto datati che raccontano, con la proverbiale dolcezza di Masini, l’innocenza della giovane età e le difficoltà nelle quali vivono i non vedenti e la bellezza dei gesti altruisti improvvisi. Ha aperto il medley un altro pezzo contenuto nell’ultimo album “Due fidanzati degli anni ’30”.

Masini ha poi urlato “Vi voglio in piedi“, facendo abbandonare le sedie e iniziare a ballare i suoi ospiti sulle note di “Il niente”, dal ritmo acceso ma dai contenuti fortissimi, forse il manifesto della prima era masiniana. Ha scherzato con il politicamente corretto, chiedendo se la canzone “Le ragazze serie” oggi sarebbe accusata di sessismo. E sì che in effetti, vista con la cultura della cancellazione di oggi, molte canzoni di Masini sarebbero sotto la lente di ingrandimento della censura. Non a caso nell’ultimo Sanremo si è parlato di rivedere “Bella stronza”. Il lavoro che hanno portato sul palco dell’Ariston Masini e Fedez è stato invece una rivisitazione della storica canzone contenuta anch’essa nell’album “Il cielo della Vergine”, ma con un valore aggiunto da parte di Federico e senza la voglia di tapparle la bocca. La più popolare forse, una delle più significative, una canzone che non ha bisogno di presentazioni e che Masini ha riservato per la seconda fase del concerto, quella dopo l’abbandono del palco facendo finta che la serata sia terminata.
Ma prima di arrivare alla conclusione della serata, come non ricordare “Disperato”, il primo successo del cantautore fiorentino, che nel 1990 gli consentì di vincere Sanremo Giovani. Un urlo che diede voce ad una generazione. E a proposito di questo, presentando “Principessa”, Masini ha sottolineato: “Mi hanno dipinto in tanti modi, hanno detto di me che cantavo la rabbia. La rabbia va bene, se ti spinge a fare meglio. La rabbia, però, non deve sfociare in violenza“, cui è seguito un applauso prima di ascoltare le note della canzone in cui una giovane donna si ribella, con l’aiuto di un giovane, agli abusi del padre.
Un passaggio su un altro Sanremo che i fan di Masini ricordano con piacere, quello del 2004, culminato con la vittoria, e le note de “L’uomo volante” sono risuonate nel fossato pieno di braccia che, lungo le spalle, imitavano il volo di un areo. “Vorrei regalarti un mondo diverso che ha fatto la pace con la sua crudeltà“, quando Masini scrisse queste righe il mondo era macchiato da scenari di guerra post-11 settembre. Oggi, i luoghi sono cambiati ma la guerra è rimasta e allora quelle parole risuonano ancora attuali e forti. “Vorrei regalarti un cielo d’agosto che fa da cornice a una stella che va“, la canzone apre anche all’arrivo del mese di agosto, delle stelle cadenti, della malinconia che l’estate sta galoppando, ma della bellezza e del fascino delle spiagge italiane in questo periodo.
Un altro medley per dare voce a “Perché lo fai”, che indubbiamente meriterebbe un posto a parte, per essere entrata nel cuore dei fan, come prima apparizione a Sanremo adulti, così come avrebbe meritato “Raccontami di te”, che questa volta non ha trovato spazio. Ma se parliamo delle canzoni che sarebbe stato bello ascoltare, la lista sarebbe lunghissima. Insieme all’inno contro la droga, “Malinconoia”, “La libertà” e “Il giardino delle api”.
La storica “T’innamorerai” ha tirato la volata verso la fine, dove i fan in piedi hanno accolto il ritorno sul palco con “Bella stronza”, l’altro manifesto della sua produzione “Vaffanculo” e per concludere “Ci vorrebbe il mare”. In questo tour, anche a fronte del titolo dell’evento, Masini ha deciso di concludere con la canzone inno alla necessità di trovare pace di fronte al mare. “Vi voglio bene”, così ha salutato gli spettatori Masini prima del selfie finale con la sua band congedandosi da Barletta.












