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Ennio e Rosa, uccisi dalla criminalità sulla A16, memoria e impegno per una società civile sicura

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ricorda con profondo dolore la tragica vicenda di Ennio Petrosino e Rosa Zaza, giovani sposi di Pozzuoli, la cui vita fu spezzata il 25 agosto 1999 sull’autostrada A16 Bari–Napoli, nei pressi di Candela, in provincia di Foggia.

Tornavano a casa dalle vacanze trascorse in Croazia, quando furono travolti da un’auto guidata da contrabbandieri che, a fari spenti, aveva invertito il senso di marcia attraversando uno dei numerosi varchi aperti sulla A16. L’impatto fu fatale e i due giovani morirono poco dopo il ricovero nell’ospedale civile di Cerignola, lasciando un vuoto incolmabile nelle loro famiglie e nella comunità. Sull’auto dei criminali furono ritrovati 172 chilogrammi di sigarette di contrabbando, segno della pericolosità e della spregiudicatezza con cui la criminalità organizzata agisce sulle nostre strade, esponendo chiunque a rischi gravissimi e spesso letali.

Ennio e Rosa rappresentavano la semplicità e la concretezza di chi vive per l’amore, la famiglia e l’impegno civile. Erano cittadini attenti e partecipi, pronti a trasformare la propria sensibilità in azioni concrete, come testimoniano le numerose lettere che Ennio scriveva agli amministratori della città, segnalando problemi e proponendo soluzioni per migliorare la vita dei cittadini. La loro morte mette in luce non solo la violenza della criminalità organizzata, ma anche le fragilità delle infrastrutture e l’urgenza di sistemi più sicuri per i cittadini.

La provincia di Foggia, in particolare, continua a essere uno dei territori più colpiti dalla criminalità in Italia. Secondo dati recenti, le denunce per reati di vario tipo nella provincia sono oltre 23.000, con una media di quasi 3.900 denunce ogni 100.000 abitanti, segno di una pressione criminale significativa che include racket, estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti e attività illecite di contrabbando. A preoccupare ulteriormente è l’aumento della criminalità minorile, con i procedimenti penali giovanili cresciuti di circa il 7,7% nell’ultimo anno nel distretto che comprende Foggia e le province vicine, a dimostrazione che molti giovani, privi di opportunità e di guida educativa, vengono attratti dalla violenza e dall’illegalità come mezzo di affermazione o di fuga.

Alla memoria di Ennio e Rosa dedichiamo il nostro impegno a rafforzare nelle scuole l’educazione alla legalità, convinti che solo la diffusione di una cultura che valorizzi il rispetto delle regole, il senso di responsabilità e la tutela della vita possa arginare la violenza giovanile e prevenire tragedie simili. Ricordarli significa riaffermare il diritto alla vita, la necessità di sicurezza per tutti i cittadini e il dovere delle istituzioni di proteggere chi vive nei territori più esposti alla criminalità. La loro storia ci invita a non accontentarci della memoria, ma a tradurre il ricordo in un impegno concreto, a rafforzare la presenza delle istituzioni, a migliorare la sicurezza delle infrastrutture e a promuovere un dialogo educativo costante con i giovani, perché solo costruendo comunità consapevoli e rispettose della legalità sarà possibile impedire che la violenza e l’illegalità prendano il sopravvento.
Il CNDDU invita insegnanti, studenti, cittadini e istituzioni a trasformare questa ricorrenza in un monito attivo per la società civile: ricordare Ennio e Rosa non basta, occorre agire, educare e prevenire, affinché tragedie simili non abbiano più spazio e il valore della vita, della legalità e dell’impegno civile sia sempre difeso.

prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

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