Un vero e proprio vaso di pandora che, però, da anni era sotto l’occhio di molti, in Puglia. Le Ferrovie Sud Est hanno rappresentato, per oltre vent’anni, una vera e propria voragine per i conti dello Stato e della Puglia. Ed a confermarlo è la relazione che il commissario delle Fse, Andrea Vierio, ha consegnato nella giornata di ieri al ministro DelRio e che il ministero dei Trasporti ha già pubblicato. Una relazione di poco più di 100 pagine da cui emergono fatti e circostanze che gettano una luce sinistra su una gestione che definire scellerata non sarebbe sbagliato. Compensi stellari per i dirigenti, archivi d’oro e consulenze costose e ingiustificate, acquisti a prezzi fuori mercato di mezzi lasciati invecchiare inutilizzati, carrozze obsolete, assenza di manutenzione, ed una gestione tanto spregiudicata quanto debitoria.
Neanche per i commissari è stato possibile ricostruire con certezza la remunerazione corrisposta da Fse all’avvocato Fiorillo per tutti i 23 anni trascorsi in azienda. Quel che è certo è che tra il 2004 e il 2015 l’ex amministratore unico ha percepito compensi per un totale lordo pari a 13 milioni 750mila euro, oltre alle prebende quale dirigente distaccato di Trenitalia e nel suo ruolo di assistente al Rup, (altri 4,9 milioni di euro).
Altro scandalo riguarda l’archivio storico delle Fse, un vero e proprio “affare di famiglia” che parte dall’assegnazione all’archivista Rita Giannuzzi, per poi passare al commercialista Franco Cezza (marito della Giannuzzi) per poi assegnare l’incarico anche all’avvocato Gianluca Cezza, figlio della coppia. Il tutto per la “modica” cifra di 8,9mila euro al mese, rivisto al rialzo fino a 9,5mila euro al mese con un contratto che, senza la revoca dello scorso mese di gennaio, sarebbe stato valido fino al 2021.
“Ove non fosse intervenuta la revoca del commissario — si legge nella relazione — il costo totale per la realizzazione dell’archivio sarebbe giunto alla cifra di 5,4 milioni di euro”.











