HomePoliticaReferendum: Conviene trivellare o no? Le ragioni del voto

Referendum: Conviene trivellare o no? Le ragioni del voto

A prescindere dall’effetto NIMBY (Non nel mio giardino, dall’inglese), per cui siamo soliti dire “NO” a ciò che riteniamo pericoloso o nocivo, non considerando valutazioni empiriche ma basandoci sull’emozione o sulle tragedie dell’Epoca; La questione delle trivellazioni in mare è spinosa e può avere un significato più profondo, ovvero incidere sulla scommessa-Paese del domani riguardo gli approvvigionamenti energetici.

Partiamo da due constatazioni. Il Referendum che si terrà il 17 Aprile c.a. chiede di abrogare una norma entrata in vigore il 1° Gennaio 2016 con la Legge di Stabilità, e chiede anche di dare un segnale politico al Governo Renzi. Se non lo fa il quesito ovviamente, lo fanno le opposizioni e il trattamento mediatico che il caso sta avendo.

Divelto il consenso elettorale ed il gioco delle parti, cosa prevede la norma?

Ecco, per l’ambiente questo è il nocciolo della querelle. Oggi ci sono 88 piattaforme di estrazione per idrocarburi e gas entro le 12 miglia dalle coste marine, che fanno capo a 31 concessioni (ovvero zone in cui le compagnie hanno il permesso di estrarre gas o petrolio). La norma entrata in vigore quest’anno, dicevamo, chiede di prorogare le concessioni sine die: “Sino alla vita utile del giacimento”, in sostanza, finché il giacimento stesso s’esaurisce.

Con la normativa precedente, che tornerebbe in auge se dovessero vincere i “Sì” e se si dovesse raggiungere il quorum (la metà più uno degli aventi diritto al voto), le concessioni durerebbero trent’anni con possibilità di proroga per altri venti. Il divieto di nuove concessioni invece, è salvo in entrambi i casi (sempre per l’estrazione entro le 12 miglia), tuttavia dobbiamo eccepire la possibilità di aggirare il vincolo (in caso vincano i NO o l’astensione), com’è successo nel mar di Sicilia. Qui l’Eni progetta una seconda piattaforma (VEGA B) collegata alla concessione (VEGA A) già in essere con scadenza 2022. Il tutto è consentito se, al momento dell’autorizzazione, era presente nel programma lavori.

Oltre al palese assist alle concessionarie che non debbono sottoporsi a nuove procedure per proseguire le estrazioni, c’è da considerare che i costi di ripristino ambientale e smantellamento delle piattaforme in disuso è in capo alle aziende, quindi, posticiperebbero a tempo indefinito queste spese. Tenendo presente ancora che delle 88 piattaforme di cui parlavamo prima, ben 42 sono state costruite prima del 1986 e quindi non sono state sottoposte alla VIA (Valutazione di impatto ambientale). Non conosciamo i danni prodotti.

Per ciò che concerne i posti di lavoro, i numeri sono ballerini. Perlopiù si gestisce tutto in remoto, e anche dovendo smantellare i siti si  creerebbe economia. Comunque sia il problema sarebbe spalmato tra il 2017 ed il 2034 (periodo di scadenza delle concessioni).

Un altro elemento è il fabbisogno energetico Nazionale, ma dal quesito in tema passa soltanto l’1% dei consumi, non un grande smottamento.

Mentre sul fronte delle entrate per lo Stato e gli Enti Locali, le royalty che l’Italia chiede sono del 7% sul prezzo del venduto (aliquota molto bassa rispetto al resto del Mondo), con franchigie consistenti che esentano tutti gli impianti minori dal pagamento di tali balzelli. Il totale nel 2015 versato all’erario è stato di 351 milioni di euro,  a cui poi ovviamente vanno aggiunte le tasse sui fatturati.

Legambiente ci informa che il consumo italiano di petrolio (- 33%) e gas (-21%) è sceso negli ultimi dieci anni, aumentando invece le fonti rinnovabili che oggi coprono il 40% del fabbisogno energetico (nel 2005 eravamo al 15.4%).

Tendenza positiva, che senza furori da campagna elettorale, potrebbe e dovrebbe spingere il Paese a cercare fonti alternative, investendo nello sviluppo di queste, senza esautorare le nostre spiagge e senza inquinare i nostri mari. La scommessa per il futuro è avere sempre meno scarti inquinanti e sempre più energia da sfruttare.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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