Gli ispettori del Mise hanno effettuato una approfondita verifica dei conti e dei bilanci del Comune di Taranto degli anni tra il 2010 ed il 2015. I risultati di quella ispezione sono contenuti in una relazione pubblicata nei giorni scorsi che lascia poco spazio ai dubbi. Analizzate la gestione del bilancio, l’indebitamento, le società partecipate, la spesa del personale e le forniture di beni e servizi del Comune di Taranto.
E i risultati non sono affatto buoni.
Emerge, infatti, una “bassa capacità di programmazione dell’ente e della difficoltà dello stesso di raggiungere gli obiettivi di bilancio individuati nel corso dell’anno”. Gli ispettori hanno più volte richiamato i rilievi della Corte dei Conti sui documenti del Comune e, nonostante tutto, “la condotta dell’ente ha continuato a disattendere i principi di prudenza e veridicità”.
E non vengono risparmiati i dipendenti, il ruolo e lo stipendio dei dirigenti, l’incapacità di dare indicazioni alle partecipate, il sistemico ricorso alla proroga… insomma, una incapacità pressocchè definitiva delle amministrazioni di Ippazio Stefàno.
Sulla vicenda, con una lettera aperta, interviene l’europarlamentare tarantina Rosa D’Amato (M5S), che sottolinea come, alla luce della relazione emersa dalla Corte dei Conti il sindaco di Taranto ha il dovere, per iniziare, di riferire ai suoi cittadini. E poi annuncia l’intenzione di portare le carte in Procura per fare luce su eventuali reati e responsabilità degli amministratori comunali.
Eccone il testo.
“Il sindaco di Taranto ha il dovere politico e amministrativo di dare conto alla Città. Non può trincerarsi facendo ricorso a superficiali dichiarazioni stampa, battute e rimandi alla canonica valutazione dei tecnici chiamati a produrre le controdeduzioni del caso.
La relazione redatta dagli ispettori del ministero delle Finanze, al termine di una ispezione su bilanci e gestione complessiva del Comune (quinquennio 2010-2015) farebbe tremare i polsi di qualsiasi amministratore pubblico, figurarsi di chi occupa incarichi elettivi. Gli stessi ispettori rilevano la capacità di indirizzo chiaro e netto che la parte politica ha esercitato nei confronti della parte tecnica dell’amministrazione comunale tarantina.
Stèfano, dunque, deve dare conto ai cittadini delle scelte adottate e delle strategie amministrative messe in campo. Soprattutto, il sindaco deve spiegare punto per punto deliberazioni, determine, decisioni, provvedimenti e logiche che il ministero contesta apertamente. La relazione mette a nudo un evidente disordine amministrativo. Gli ispettori lamentano addirittura la difficoltà affrontata in sede di accesso agli atti. Dopodiché, alcuni rilievi mossi appaiono davvero gravi e meritevoli di adeguato approfondimento.
Solo per elencarne alcuni:
– Errata contabilizzazione trasferimenti Organo Straordinaria Liquidazione del dissesto negli anni 2011 e 2013 (solo nel 2015 si è proceduto al primo trasferimento delle somme impegnate nel 2013), con trascrizione delle cifre nel Titolo III anziché nel Titolo I del bilancio, con conseguente alterazione del patto di stabilità interno per le rispettive annualità (nonostante questo la parte corrente del bilancio ha subito nel quinquennio un peggioramento).
– Risultati contabili inficiati dalla rideterminazione disponibilità di cassa triennio 2010-2012 a seguito di pagamenti connessi a pignoramenti effettuati con sentenza definitiva.
– Errata quantificazione Fondo Vincolato Pluriennale, assenza del sistema di doppia scritturazione entrato in vigore con il nuovo bilancio armonizzato.
– Errata costituzione del fondo crediti di dubbia esigibilità
– La mancata ricostituzione e messa a disposizione dell’OSL della situazione concernente residui attivi e passivi al 31/12/2006 (incertezza in ordine all’effettività della massa passiva e impedisce di verificare che il Comune non abbia riscosso crediti di spettanza dell’Osl).
– Mancato controllo sul concessionario riscossione crediti, assenza nel periodo 2010-2014 di un controllo sostanziale sulla riscuotibilità del credito, incidendo sull’attendibilità del risultato contabile di amministrazione e sulla formazione di un avanzo di amministrazione realmente esistente.
– Elusione del Patto di stabilità interno (debiti fuori bilancio su spese non imprevedibili).
– Mancate sanzioni per il mancato rispetto patto stabilità interno 2011 e 2013 (non essendo stato rilevato non sono state applicate le sanzioni previste dalla legge di stabilità 2011 quali la riduzione trasferimenti erariali, divieto assunzioni, limitazioni alla crescita delle spese correnti e divieto ricorso all’indebitamento. Prevista la riduzione del 30% indennità di funzione e i gettoni di presenza).
– Rischio dissesto bis a causa del mancato accantonamento di 200 milioni da restituire a Banca Intesa (BOC dell’ex Banca OPI) per il prestito ottenuto nel 2004, sia nel caso in cui la Corte di Cassazione confermi quanto statuito dalla sentenza della Corte d’Appello di Taranto sia nel caso di esito negativo del giudizio con conseguente restituzione di capitale e interessi secondo il piano di ammortamento.
Ci chiediamo: siamo di fronte ad un caso di falso in bilancio?
C’è poi un’altra gravissima denuncia messa per iscritto dagli ispettori del ministero. Alcuni dirigenti e due segretari generale (nella relazione ci sono nomi e cognomi con relativi incarichi) dovrebbero restituire indennità e retribuzioni illegittimamente incassate (la retribuzione di posizione giusto per fare un esempio).
Siamo di fronte ad una ipotesi di danno erariale? Sindaco e Giunta devono spiegare ai tarantini!
Ed ancora:
L’Ente vanta un credito con Cassa Depositi e Prestiti pari a 2 milioni di € in relazione a mutui contratti dal 1962 e il 1997 e parzialmente non utilizzati, ma senza che però vi sia traccia nei bilanci nel conto dei residui. Dalla documentazione fornita dai dirigenti non è stato possibile individuare le ragioni della mancata registrazione in bilancio di tali poste attive.
Mancato controllo analogo sulle partecipate (illegittimità affidamento diretto Servizi Pubblici locali in quanto, in assenza di controllo analogo, non si configura l’istituto dell’ “in House”. Dunque non sarebbe possibile procedere all’affidamento diretto del servizio: Insomma secondo il Ministero, le uniche modalità legittime di affidamento dei Servizi Pubblici Locali, in assenza della fattispecie dell’in house providing, sono le procedure di gara previste dalle disposizioni comunitarie.
Pertanto vi è stata una violazione di NORMATIVE UE
Sono solo alcuni esempi contenuti in 150 pagine fitte di rilievi e prescrizioni. Il Ministero mette a nudo la gestione amministrativa e politica condotta negli ultimi nove anni dal sindaco Stèfano, dalle sue maggioranze e dai cinquanta assessori (e passa) che si sono succeduti dal 2007 ad oggi e che a vario titolo hanno approvato e avallato le scelte del loro sindaco.
Politicamente, le responsabilità sono spesso collettive e oggettive. Penalmente, com’è noto, le responsabilità sono sempre personali.
Non escludiamo la possibilità di esporre la nostra analisi completa (qui accennata in pillole) alla Procura di Taranto affinché approfondisca e verifichi la presenza di reati eventualmente commessi. Intanto, il sindaco abbia la sensibilità di riferire ai tarantini”.
Rosa D’Amato











