HomeCulturaNino Buonocore ed il concerto a Bari: coerenza, classe e simpatia

Nino Buonocore ed il concerto a Bari: coerenza, classe e simpatia

Ci sono artisti che spesso vengono trascurati, emarginati fino ad essere sottovalutati: è il prezzo da pagare quando si respingono i condizionamenti dell’establishment e del business codificato. Ed è quello che può succedere quando si vuole seguire coerentemente una vena compositiva che non si allinea alle mode, alle tendenze del momento.

Ne è esempio vivente Nino Buonocore, cantautore che unisce la canzone italiana a raffinate contaminazioni, soprattutto jazz. Senza tanti clamori e ostentazioni, negli anni si è rivelato musicista elegante e di spessore, apprezzato solo da un pubblico colto e sensibile, se pur ristretto. E il fatto che non è mai andato tanto d’accordo con i canali prestabiliti per arrivare al successo è dimostrato dal suo esordio sanremese, fallimentare come tutte le sue partecipazioni al Festival: la sua canzone “Nuovo amore” fu bocciata largamente dalla giuria, ricevendo apprezzamenti solo da Renzo Arbore.

Pubblicata in Sud America vendette tre milioni di copie. Questa ed altre storie, fra un brano e l’altro, ha raccontato sulla scena del Teatro Forma, dove si è esibito giovedì scorso per l’Associazione “Nel gioco del jazz”. Con lui sul palco il fido Antonio De Luise al contrabbasso, Sergio Di Natale alla batteria, Alfonso Deidda al pianoforte e, special guest, Flavio Boltro alla tromba. È stata proprio la tromba ad orientare Nino verso il jazz: fu l’incontro nel 1988 con il grande Chet Baker con il quale registrò l’album “Una città tra le mani”. Nel 2021 ci fu poi la consacrazione definitiva con l’album “In jazz”, appunto, registrato dal vivo all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Gran bel disco al quale Nino si è ispirato per il suo concerto, tenendo conto che si tratta di vecchie composizioni con nuovi arrangiamenti. Nel corso della serata (quasi due ore di concerto) ha messo in campo tutta la sua esigenza di comunicare, non solo con le note, ma anche raccontando e raccontandosi. Sonorità e atmosfere leggere in grado di emozionare, dolci malinconie, ruotano con insistenza intorno al tema dell’amore: la sua è una musica che scalda il cuore, intima, sussurrata, senza forzature, un po’ a metà strada fra il rock e il pop, come nella maggior parte dei cantautori. I testi, mai banali, sono riflessivi: disegnano geometrie di sentimenti in un mondo variegato ma fatto di cose semplici.

“Devo sentire le cose che scrivo – dice a un certo punto – perché tutto quello che scrivo mi appartiene”. Ed è proprio così che viene fuori la sua ricchezza interiore. “L’amore che non vedi”, “Così distratti”, “Solo un po’ di paura”, “Anche questo è amore”, “Boulevard”, “Meglio così”, “E se qualcuno, domani” sono parte di una scaletta che il cantautore ha presentato dialogando con gli spettatori. Ovviamente non poteva mancare “Nuovo amore” del Sanremo del 1983, le arcinote “Rosanna”, dedicata alla moglie, e la sofferta “Scrivimi”, cantata in coro con il pubblico. Strepitose sono state “Abitudini” e “Tieni il tempo” con largo spazio a Boltro per i suoi assolo di tromba. Il jazz è stato in larga parte gestito anche da Deidda in splendida forma al pianoforte.

Dall’ultimo disco dello scorso anno Nino ha pescato due pezzi meravigliosi: “L’amore è nudo”, magnificamente eseguita da De Luise, eccezionalmente al pianoforte, e Deidda al flauto traverso; una esecuzione ricca di profonda emozione. Poi la title track, MISLA (Mettiamo in salvo l’amore), un accorato invito a rivalutare i sentimenti umani in un mondo dove trionfa un utilitarismo che rischia di uccidere l’umanità.

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