HomeBlogSostiene GaudianoSanremo 2017, il Festival dalla A alla Z

Sanremo 2017, il Festival dalla A alla Z

A come Al Bano: fatto fuori alla prima occasione, il Leone di Cellino (soprannome auto-assegnato) mal digerisce l’eliminazione affermando: “Anche Vasco Rossi e Celentano arrivarono ultimi a Sanremo!”. Piccolo particolare: avevano 50 anni meno di lui. Per la serie “prenderla bene”.

B come Bernabei: uno che ha capito tutto del come fare soldi costringendo le mamme delle decenni a comprare i suoi dischi. Belloccio, col risvoltino, musicalmente inutile. Salta ad ogni ritornello come se gli scappasse da pisciare davanti la porta del bagno chiusa. Non vale nemmeno la pena di aprire le porte di emule per scaricare le sue canzoni.

C come Chiara: talentuosa lo è, simpatica pure. L’aria da pertica la rende umana anche nei vestiti più eleganti. Rimandata a quando troverà qualcuno che saprà musicalmente valorizzarla davvero.

D come D’Alessio: per quanto le sue canzoni ad alto tasso neomelodico facciano storcere il naso ai più, resta un simpatico “uagliuncello”. E quest’anno non aveva neanche una brutta canzone. Reagisce con calma, dignità e classe all’eliminazione prematura (vedi alla voce Menzione Speciale).

E come Elodie: prodotto di Maria De Filippi è un incrocio fisico tra Mia Martini e la Bertè, con i capelli del comandante Streker. Bella voce, canzone da overdose. Perfetta per diventare “quella che poteva arrivare ma è rimasta al punto di partenza”.

F come Fiori: Sanremo senza fiori è come la Minetti con le labbra sgonfie. Non pervenuti insieme a Vessicchio.

G come Gabbani: un genio. Sbanca tutto con una canzone ritmata, una coreografia assurda con tanto di gorilla e un testo micidiale, sarcastico e pungente. Sbaraglia ogni pronostico e si regala una vittoria strameritata, alla faccia della depressione e il nazional-popolare.

H come He He He: Giusy Ferreri e i suoi gemiti gutturali hanno sfiancato i reni degli italiani. Risultato: immediatamente a casa. I minuti impiegati per le sue esibizioni potevano essere usati per qualcosa di più nobile, tipo la pubblicità.

I come Internazionali: tra le ospitate caserecce, dalla Cucciari a Montesano, spuntano Robbie Williams e Keanu Reeves. Il primo che canta solo “Love my life” e bacia Maria, il secondo in look John Wick che, scazzatissimo, si riprende solo quando gli danno un basso tra le mani. Sono due mostri sacri, ma per quello che sono costati potevano almeno menare Carlo Conti quando gli poneva domande idiote. Con grande gioia dei fans.

L come Lagne: non c’è Sanremo senza lagne. Questo passerà alla storia come uno di quelli con il più alto tasso di testi da svenamento, tra preghiere a chi non c’è più e pene d’amore strazianti. Va bene che l’amore è tutto, ma le gonadi ne risentono a lungo andare.

M come Maria: Fa Maria. I ragazzi di “Amici” sono presenti, così come le storie strappalacrime da presentare in stile “C’è posta per te”. Riesce a sdoganare definitivamente Mediaset in Rai, senza perdere il suo proverbiale aplòmb anche quando viene coinvolta in un’imbarazzante siparietto con Conti e un paio di dentiere. Vincitrice morale senza praticamente fare nulla.

N come Nesli: uno che risponde alle critiche dicendo che il web lo ama è da stringere forte mentre lo si accarezza sulla capoccia, sussurandogli “statt citt che è meglio”. Insieme a tale Alice Paba tira fuori una di quelle perle di inutilità melodica da far accapponare la pelle. Onore al coraggio, ma ora è meglio pensare di trovarsi un lavoro.

O come Ospiti: a parte i sopra citati Williams e Reeves, Sanremo 2017 è andato al risparmio sugli ospiti locali, ma talmente tanto da proporre della roba abbastanza patetica. Un Montesano che in romanesco si lancia in un monologo piatto, Raul Bova che recita male pure quando legge il gobbo e il trio capitanato da Brignano che fa ridere solo Carlo Conti. Il che è tutto dire. Unico sprazzo di luce la presenza di Totti che regala un momento di grande televisione quando alla domanda “Che canzone di Sanremo preferisci?” resta attonito fino al suggerimento del pubblico. E spara un “Povia, il Piccione!”. Immenso.

P come Paola Turci: troppo per Sanremo, come la Mannoia. Troppa classe, troppa bravura, troppo brava. E’ una delle garanzie della musica italiana, la consigliano male quando le dicono di lanciarsi nel macello dell’Ariston per vendere qualche disco in più. Merita molto di meglio.

Q come Quotes: Sanremo 2017 si riassume tutto in una frase di Conti, una constatazione di fatto lanciata con un candore disarmante, ma dal peso micidiale: “Non importa il podio, i veri vincitori di Sanremo si vedono nelle vendite”. Amen.

R come Razzi: Crozza che imita il senatore più ignorante della storia italiana è stato il momento più esilarante dell’intera kermesse. Se poi uno si ferma a pensare che l’imitazione era letterale, scoppia a piangere.

S come Sergio: Sylvestre è bravissimo, uno dei pochi veri cantanti lanciati dai talent. Sale sul palco con il sorriso e la modestia di un big, sforna una bella canzone e si candida seriamente al podio. Forse il podio non lo reggeva e allora nulla di fatto.

T come Tiziano: che dire? Cominciare la prima serata con un suo omaggio a Tenco è stato il miglior incipit. Tiziano Ferro è Tiziano Ferro, che gli vuoi dire? Potevano chiudere tutto già dopo la sua esibizione. Tabula rasa attorno.

U come Uguale: Al Bano, Masini e Moro clonano se stessi in quasi tutte le loro canzoni. Bravi si, ma cambiare qualche nota non farebbe male. E’ normale se poi finiscono alla sagra della porchetta di Ariccia.

V come Vessicchio: The man, Il Chuck Norris di Sanremo, il Riccardo Muti dell’Ariston, l’uomo che sorride solo con gli occhi. La RAI non gli paga i diritti e lo lascia fuori. Scandaloso. Il popolo italiano non perdona e nascono hashtag a sostegno del Maestro. Lui ricompare nel pubblico, come Hitchcock nei suoi film. La storia continua…

Z come Zarrillo: Oramai è bollato come quello della Rosa Blu e dell’elefante e la farfalla. Potrebbe anche cantare l’Ave Maria di Shubert e a nessuno fregherebbe nulla. Lui ci prova a far cambiare idea, ma con scarsi risultati. Resta un punto fermo di Sanremo, quasi come il secondo posto di Toto Cotugno.

Menzione Speciale per Anna Tatangelo: la classe non è acqua e, allora, come si risponde alla prematura eliminazione del marito? Con un coro allegro e spensierato in cui si afferma tra le risate che nessuno l’ha presa male. A parte Stocazzo.

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