HomeCronacaIngroia ingoia l’accusa di peculato

Ingroia ingoia l’accusa di peculato

Ve lo ricordate Antonio Ingroia? L’ex PM di Palermo duro e puro, avvocato, giornalista e perché no, anche politico.

Classe ’59, una tesi sull’associazione mafiosa all’Università che gli frutterà un 110 e lode, ha lavorato al fianco di personaggi dal calibro di Falcone e Borsellino.

Nell’Ottobre 2011 partecipò come ospite al Congresso del Partito dei Comunisti italiani, in cui rilasciò dichiarazioni che valsero un richiamo del CSM: “Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni ma io confesso che non mi sento del tutto imparziale. Anzi, mi sento partigiano, sono un partigiano della Costituzione”.

Ha tenuto sotto accusa negli anni anche Marcello Dell’Utri, poi condannato in via definitiva a 7 anni, seguito la Trattativa Stato-Mafia, ed è sceso in campo a fine 2012 per presentarsi alle Politiche del 2013.

Candidato Premier di una micro-formazione piena di giustizialismo, comunismo ed ambientalismo, cercò invano un apparentamento con il PD e poi corse in solitaria, per racimolare meno del 3% alla Camera e meno del 2% al Senato, sparendo di fatto dalla circolazione. Il movimento si chiamava Rivoluzione Civile.

Nel 2013 perde il posto da Magistrato, infatti il Consiglio superiore della Magistratura in plenum, dopo averlo trasferito ad Aosta, motiva la decadenza: “Per essere rimasto assente dall’ufficio ingiustificatamente per un periodo superiore ai 15 giorni”.

Scrive una rubrica per Il Fatto Quotidiano, e dopo l’abbandono in Magistratura, il Presidente della Regione Sicilia Crocetta gli affida l’incarico in una partecipata informatica, Sicilia e-Servizi s.p.a, di cui ha cominciato da commissario.

Perché lo tiriamo fuori dal cassetto mediatico? La Guardia di Finanza gli ha sequestrato 151mila euro nell’ambito di una inchiesta in cui Ingroia è accusato di peculato. Da Amministratore Unico della Sicilia e-Servizi, avrebbe percepito indebitamente 34mila euro di rimborsi viaggio, ed una indennità di risultato sproporzionata rispetto agli utili aziendali. Coinvolto anche il revisore contabile della società.

Il 04 febbraio ha lasciato l’incarico, e neanche un mese dopo, la Giustizia, gli ha presentato il contato di una vita prestata all’impegno “morale” anche e ben oltre i confini della sobrietà istituzionale.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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