Questione di sfortuna, o meglio, casualità. Il cancro sarebbe dovuto per due terzi al puro “bad luck” e per il resto ai fattori ambientali e all’ereditarietà. Lo studio di Cristian Tomasetti e Bert Vogelstein della Johns Hopkins School of Medicine del Maryland, “Variation in cancer risk among tissues can be explained by the number of stem cell divisions”, pubblicato nel numero di gennaio di Science, non può e non deve essere riassunto con un “è inutile preoccuparsi tanto se deve succedere, succederà”. Ma cosa sono i fattori ambientali e l’ereditarietà? Cosa ci racconta effettivamente questa ricerca? Andiamo avanti per piccoli passi.
I fattori ambientali sono l’esposizione a fumo, agenti infettivi, radiazioni, sostanze chimiche, l’assunzione di alcol, il consumo eccessivo di carni rosse fresche e a lunga conservazione, grassi saturi quindi il regime alimentare e lo stile di vita seguito.
Tralasciando il consumo di sigarette ed alcolici, di cui molto si legge e si scrive, descriviamo brevemente le altre possibili variabili che, con una certa probabilità, incidono sullo sviluppo dei tumori.
Esistono alcune infezioni che, come gli altri fattori di rischio, aumentano le probabilità di ammalarsi. Sono l’epatite B, l’epatite C, il papilloma virus umano (HPV), il virus di Epstein Barr, l’HIV, che predispone a vari tumori in seguito a immunosoppressione e l’herpesvirus 8, il quale può favorire lo sviluppo di un sarcoma di Kaposi. Anche l’Helycobacter pylori – ospitato nella maggior parte dei casi da coloro che soffrono solo di gastrite o ulcera – è stato ricollegato ad alcune forme di tumore dello stomaco.
L’esposizione al sole o a particolari agenti chimici incrementano il rischio di malattia infatti, sia le radiazioni ionizzanti – comprese quelle adoperate nelle radiografie diagnostiche e per le radioterapia oncologica – che gli ultravioletti sono in grado di provocare danni al DNA e quindi di agire come potenziali agenti cancerogeni. Per ciò che riguarda la parte “chimica”, alcune sostanze prodotte industrialmente e pesticidi persistono nell’ambiente e si concentrano lentamente attraverso la catena alimentare per poi accumularsi nel nostro organismo, nuocendoci.
Il regime alimentare può incidere sulla probabilità di ammalarsi di alcune forme di cancro, principalmente in due modi: apportando sostanze potenzialmente cancerogene, come quelle prodotte dalla carne abbrustolita sulla griglia o conservata sotto sale, e privando l’organismo di fattori protettivi come le fibre contenute nella frutta e nella verdura o la miscela di vitamine e sali minerali di cui i prodotti della terra sono ricchi. Come la qualità dei cibi così anche la quantità riveste la sua importanza, soprattutto in quanto favorirebbe l’obesità: l’aumento dell’indice di massa corporea è associato all’aumento di rischio per molti tumori. Il meccanismo attraverso cui l’eccesso di peso si associa al rischio di diversi tumori non è ancora chiaro, anche se sembra possibile che il rischio sia mediato da fattori ormonali.
Infine c’è l’ereditarietà, meglio definita come familiarità: con i geni non si trasmette la malattia ma solo una maggiore predisposizione a svilupparla. Se quindi ci sono stati numerosi casi di cancro in famiglia, non significa che tutti i membri, prima o poi, si ammaleranno ma solo che occorre prestare maggiore attenzione nel seguire stili di vita sani e sottoporsi con regolarità ai controlli suggeriti dal proprio medico. È possibile, infatti, ereditare un gene mutato che rende la cellula più suscettibile alla malattia ma, affinché il tumore possa cominciare a svilupparsi e crescere, è necessario che si sommino altre cause.
Detto questo, il rischio reale per un individuo di contrarre la malattia è dato dalla combinazione dei diversi fattori. Esistono concause, non si può puntare il dito verso uno solo di questi elementi.
Lo studio di Cristian Tomasetti and Bert Vogelstein afferma che circa i due terzi di tutti i tipi di cancro sono causati da mutazioni casuali di cellule staminali presenti nel nostro corpo, il restante terzo dalla familiarità e dagli effetti dell’ambiente di cui sopra. I tessuti – aggregati di cellule e di sostanze da esse prodotte che hanno forma, struttura e funzioni simili e che a loro volta si organizzano in organi – che presentano un maggior tasso di divisioni tendono a presentare una maggiore probabilità di sviluppare neoplasie. Questa ricerca si basa su un modello matematico costruito a partire da una serie di dati raccolti ed ecco spiegato perché i tumori che interessano la pelle sono più comuni rispetto ad altri: le cellule della pelle si rinnovano di continuo e questo le espone ad un rischio maggiore.
Ciò introduce nuovi punti di vista sulla quale la ricerca dovrebbe soffermarsi quali il valore della diagnosi precoce ed il motivo per cui le nuove terapie dovrebbero concentrarsi, oltre che sulle cause genetiche, anche sull’analisi della tipologia delle cellule coinvolte.
Per quanto riguarda la “sfortuna”, lo stesso Tomasetti sottolinea che uno stile di vita salutare e la protezione contro i vari agenti cancerogeni sono sempre importanti: la casualità in ciascun tipo di tumore varia, alcuni sono fortemente condizionati dai fattori ambientali come ad esempio il cancro ai polmoni dei fumatori.
Per concludere riportiamo la metafora estremamente efficace utilizzata dai due autori, presente nell’articolo di Brandon Bryn su www.aaas.org , in cui il cancro è paragonato ad una gita a Chicago: “Se guido verso Chicago il rischio di incorrere in un incidente è più alto rispetto a quello che corro andando al negozio di alimentari, ed è semplicemente legato al numero di miglia percorse, e questo rappresenta la componente casuale di “fortuna”: più le cellule staminali si dividono in un tessuto, maggiore è il rischio di avere il cancro. Ora, se c’è neve allora il rischio di un incidente diventa ancora maggiore perché sto viaggiando con il maltempo. E questo, per esempio, può rappresentare un fattore ambientale quale il fumo. In realtà questa gita a Chicago potrebbe essere più rischiosa di un viaggio ancora più lungo intrapreso con condizioni meteo favorevoli”.












