Ci amano incondizionatamente e si fidano di noi. Sono per lo più cani e gatti ma anche uccelli e altri animali che scegliamo come compagni. Vivere con loro ci insegna a conoscere in maniera più profonda esseri viventi diversi da noi, con altre esigenze, abitudini, comportamenti e ci fa anche riflettere sul nostro legame con la natura. I nostri rapporti con altre specie sono cambiati nel corso dei secoli: da prede a fedeli amici – quando possibile – ad animali da amare senza separarli dal loro habitat. È stato un passaggio che ha richiesto tempi molto lunghi e che non è stato (e in alcuni casi continua a non essere) privo di sofferenza. Frammento di questa lunga storia è il ritrovamento delle ossa di un macaco in una sepoltura dalle caratteristiche simili a quella di un bambino. Siamo in Iran, nel III millennio prima di Cristo. Perché una piccola scimmia è stata sepolta come un bimbo? Per quale motivo si trovava lì e quali sono le cause della sua morte?

Una sepoltura particolare

A Shahr-i Sokta, in Iran, i ricercatori del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento hanno rinvenuto un macaco reso (Macaca mulatta). È morto a circa cinque anni di età, sepolto nella necropoli intorno al 2.800-2.500 a.C. secondo le stesse pratiche funerarie utilizzate nel sito per seppellire i bambini. La ricerca è stata descritta in un articolo pubblicato nella rivista International Journal of Osteoarchaeology ed è stata segnalata tra i Nature Research Hightlights. La professoressa Claudia Minniti, archeozoologa e autrice dell’articolo, ha spiegato: “L’aspetto importante di questa scoperta è data dal fatto che nessuna specie di primati non umani è originaria dell’Iran, il macaco reso rinvenuto a Shahr-i Sokta si trova fuori il suo areale di distribuzione naturale”. Come mai il macaco si trovava in Iran pur essendo originario di altri luoghi e perché la sua presenza nel sito è considerata significativa? Abbiamo ripercorso insieme alla professoressa Minniti la ricostruzione delle circostanze che hanno portato a quel tipo di sepoltura.

Animali domestici nel passato

Circa 5.000 anni fa qual era il rapporto tra animali e uomini, anche dal punto di vista della domesticazione, in Iran come in altre aree del globo? “Oggi si ritiene che la domesticazione degli animali (a cominciare da capre e poi pecore) si sia verificata intorno a circa 10.000-9.500 anni fa nel Levante meridionale”, ha spiegato Minniti, “Già esistevano gli animali da compagnia, ad esempio il cane. Quest’ultimo – tra gli animali domestici – è quello che ha avuto con l’uomo, da sempre, un rapporto particolare di collaborazione, fiducia, d’amore e d’amicizia. Ma l’uomo sa essere crudele e lo ha sfruttato in modi deplorevoli: cani immolati alla morte del padrone, abbandonati, usati nei combattimenti e la celebrazione di festival con carne di cane, solo per citare alcuni casi. Archeologicamente il rapporto privilegiato tra uomo e cane è attestato già nel Paleolitico e Mesolitico e da diverse sepolture del Natufiano (tra 12.500 e 10.200 anni fa), nel Vicino Oriente”. Anche il macaco, le cui ossa sono state rinvenute nella necropoli di Shahr-i Sokta, poteva essere stato un animale domestico?

Unisalento, ricerca archeologica, sito Iran

Sito di Shahr-i Sokta, Iran

Un amico venuto da lontano

L’insediamento di Shahr-i Sokta risale all’Età del Bronzo, tra il 3.150 e il 1.900-1.700 avanti Cristo. Ha proseguito Minniti: “La popolazione si occupava di agricoltura, allevamento e commercio. L’assenza di resti di fortificazione fa ipotizzare che fosse una civiltà pacifica e la presenza di numerosissimi siti di minore dimensione intorno fa pensare che la piana del Sistan [regione dell’Iran orientale e dell’Afghanistan sud-occidentale, nda] fosse densamente abitata da contadini, pastori e artigiani. Si tratta di un periodo cronologico in cui animali e piante sono stati domesticati dall’uomo già da molto tempo”. Il sito intratteneva rapporti commerciali con il territorio corrispondente all’Asia centrale, dall’attuale Afghanistan fino alla Valle dell’Indo: il macaco, molto probabilmente, è giunto nel luogo in cui poi è vissuto, morto ed è stato seppellito attraverso queste vie.
I resti del macaco reso erano all’interno della necropoli, in una tomba a fossa, e avevano come corredo un vaso a bicchiere, datato probabilmente 2.800-2.500 a.C.. Secondo le analisi effettuate, l’animale è morto intorno ai cinque anni e soffriva di una patologia a carico dei due femori, una malattia che potrebbe indicare lo stato di cattività e di stress fisico. Le pratiche funerarie impiegate per la sua sepoltura sono risultate essere le stesse usate per seppellire i bambini. Come mai? Probabilmente era un animale domestico, “Anche se nessun altro primate non umano abitava nel Vicino Oriente o in Mesopotamia, questi animali erano ben noti nell’antichità: numerose fonti scritte e iconografiche documentano come le scimmie fossero generalmente considerate simboli di prosperità e potere, per il loro carattere esotico (e quindi raro), e come spesso rappresentassero doni di scambio tra reali e membri elitari di diverse culture. Venivano tenuti come animali da compagnia, talvolta raffigurati al guinzaglio e con tratti umani, sovente rappresentati mentre ballano e suonano il flauto”.

I semi di una nuova etica

Una storia del passato che ci dona spunti di riflessione sul presente e sul futuro del nostro rapporto con la natura e i suoi tanti abitanti: una relazione che si dovrebbe basare sull’etica, intesa come rispetto, e non su un amore che, in realtà, è solo possesso. Nonostante la sepoltura dignitosa, il macaco aveva probabilmente patito le conseguenze di una vita in cattività. Ancora oggi molte persone costringono animali che non dovrebbero stare in appartamento in spazi esigui, soggetti a costrizioni, lontani dai propri simili e dal loro territorio. In 5.000 anni la situazione è migliorata ma c’è ancora tanta strada da percorrere. Quanto tempo ancora ci vorrà per sviluppare una nuova sensibilità, per far sbocciare i semi di una nuova etica nei riguardi di tutti gli esseri viventi che condividono con noi questo ormai sofferente Pianeta?

 

Immagine di copertina: lo scheletro del macaco reso ritrovato a Shahr-i Sokta, in Iran. Fotografia tratta da Minniti, C, Sajjadi, SMS. New data on non‐human primates from the ancient Near East: the recent discovery of a rhesus macaque burial at Shahr‐i Sokhta (Iran). Int J Osteoarchaeol. 2019. https://doi.org/10.1002/oa.2750 Credits: entrambe le immagini inserite nell’articolo sono state fornite dall’Ufficio stampa dell’Università degli Studi del Salento.

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