No, non è l’effetto Greta che inaugura l’era glaciale in uno dei posti più ambiti del mondo, ma la prima edizione dell’Apulia Horror film festival.
Un calendario fittissimo per l’evento dedicato alle pellicole di genere, con proiezioni, mostre e incontri, da Lecce a Gallipoli.
Al timone della direzione artistica, Andrea Cavalera e Francesco Cocchi che hanno scelto di dedicare questo start a dei mostri sacri del settore come Mario Bava, Dario Argento e Lucio Fulci con riguardo anche agli autori contemporanei.
Dal 5 al 9 giugno le sale dedicate ai corti in concorso e ai film che hanno segnato la storia degli scream movies dagli anni ‘50 ad oggi, sono quelle del Teatro Italia e della Galleria dei due mari.
Carlo De Santis, regista e cineasta barese; è uno dei maggiori conoscitori italiani della settima arte; una sorta di Shazam del cinema, nonché appassionato ed esperto di horror
Chi può essere considerato il regista horror più grande della storia del cinema di genere?
È difficile definire quale sia il miglior regista horror della storia del cinema; sono tantissimi i nomi dei cineasti che hanno contribuito alla nascita e al successo del genere. Partendo dalle origini, i primi nomi che vengono a mente, sono indubbiamente quelli di Friedrich Wilhelm Murnau (Nosferatu il vampiro) e il controverso Tod Browning (Dracula con Bela Lugosi e il capolavoro Freaks). Proseguendo nel tempo troviamo Roger Corman, maestro nel realizzare film a bassissimo costo, con la capacità di riuscire a convincere i produttori, mostrando semplicemente una locandina abbozzata del film, senza possedere né script o altro. Inoltre Corman, è stato un’eccellente talent scout, scopritore di nomi del calibro Scorsese, Coppola, Cameron, Demme, Dante e molti altri.
Nello stesso periodo, abbiamo delle incursioni interessanti di Alfred Hitchcock e Roman Polanski, che ci portano sul grande schermo un “horror psicologico”, dove i mostri classici, vengono sostituiti dalle paure, fobie e deliri umani.
Si aggiunge, George A. Romero, papà degli zombie, che con il suo primo lungometraggio “La notte dei morti viventi” ha lanciato nel cinema il tema dell’apocalisse zombie.
Agli inizi degli anni settanta, subentra William Friedkin, che con “L’esorcista, terrorizzò il pubblico di tutto il mondo; a seguire arriveranno Wes Craven, Tob Hooper, Ridley Scott, De Palma, David Cronenberg e Carpenter. Riallacciandoci alla domanda principale, è davvero difficile sintetizzare con un solo nome un universo così ampio, perché l’horror è uno dei generi più diffusi e più importanti (sopratutto al botteghino) della storia del cinema.
Il primo nome italiano che ti viene in mente?
In genere, quando agli appassionati viene chiesto qual è il regista horror più importante in Italia, il primo nome a cui sue pensa è quello di Dario Argento. In realtà, Argento nasce come regista di gialli (trilogia degli animali) poi pian piano si sposta sul thriller vero e proprio con forti tinte di horror, ma e solo dopo “Profondo rosso” che si addentra nell’universo horror vero e proprio (trilogia delle madri) genere che non abbandonerà per il resto della sua carriera. Prima di lui, però, c’è uno dei registi più sottovalutati della storia, un vero maestro, Mario Bava. Bava nasce come direttore della fotografia, autore degli effetti speciali ed aiuto regista, lavorando per grandi nomi come Rossellini e Mario Monicelli; celebre la sequenza del film “Guardie e ladri” in cui Bava dette un forte contribuito sia in fotografia e in regia, nella lunga scena di corsa, dove Aldo Fabrizi insegue Totò. Celebri anche i suoi effetti speciali, come l’invecchiamento senza stacchi di Gianna Maria Canale nei Vampiri di Freda, dove il volto dell’attrice invecchia attraverso l’ausilio di cerone e luci colorate, oppure il mostro realizzato con della trippa (consiglio che decenni dopo darà a Ciro Ippolito per il suo apocrifo “Alien 2 sulla terra) ne “Caltiki il mostro immortale”sempre di Freda. Il suo debutto come regista avviene con il cult horror “La maschera del demonio” un horror gotico che sarebbe stato omaggiato da numerosi cineasti a seguire.
A chi dobbiamo le produzioni oggi?
Mi ricollego alla risposta della domanda precedente. Mario Bava. Ritengo che Bava abbia influenzato chiunque, sopratutto i cineasti americani. Senza la sua influenza non avremmo avuto cult come Alien, ispirato fortemente a “Terrore nello spazio”. “Venerdì 13” nasce da “Reazione a catena”, un vero e proprio antesignano degli slasher movie, in cui Cuningham ripropone a modo suo, la morte di un giovane Kevin Bacon, ispirata ad una delle morti presenti nel film di Bava, dove una coppia di amanti viene trafitta da una lancia. Anche i primi lavori di Joe Dante sono influenzati dai film di Bava o lo stesso John Landis lo omaggia in “The blues brothers” quando la suora fluttua all’indietro e la porta si chiude, perché molti dei personaggi di Bava si muovevano spesso come se fossero su ruote, attraversando la scena con movimenti fluidi e innaturali (ricordiamo l’anziana nel terzo episodio nei “Tre volti della paura”). Tim Burton attinse molto dalla “Maschera del demonio” per il “Mistero di Sleepy Hollow, difatti le ambientazioni o lo stesso cavaliere, ricordano molto lo stile di Bava. Anche David Lynch non fu da meno, omaggiò Bava girando la sequenza in cui l’agente Dale Copper viene inseguito dal suo doppio malvagio, chiaro riferimento all’analoga scena presente in “Operazione Paura. Anche il figlio di Francis Coppola, Roman, per il suo primo lungumetraggio, “Cq” fu influenzato da Bava, ripercorrendo lo stile utilizzato nel film “Diabolik” dove il bianco era il colore predominante. Per concludere, ritengo che Mario Bava sia il regista horror più importante, un vero e proprio maestro sottovalutato che ha generato ed influenzato un sacco di nuovi talenti del genere. Quando gli si chiedeva, perché all’estero fosse apprezzato e in Italia no, lui rispondeva sempre con ironia “questa è una prova evidente che all’estero sono più fessi di noi”.
Il film più spaventoso della storia?
“L’esorcista”. Racchiude tutto.
Cosa si deve proiettare senza ‘ombra’ di dubbio a un festival horror?
Dal “Gabinetto del dottor Galigari” alla “Casa” di Sam Raimi; così da permettere alle nuove generazioni, di scoprire i veri classici del genere.
Siamo alla prima edizione di un festival horror; un ritorno al successo, da paura.
Il genere non si sta diffondendo, è sempre stato presente; si è evoluto, ma non è mai sparito dalla scena. L’horror è il genere che produce maggior incassi nel settore, e per quanto sia stato davvero raccontato di tutto, è sempre in continua evoluzione. Il male del genere, sono i cosiddetti remake (predetti decenni fa da Monicelli in una chiacchierata con Nanni Moretti) che tentano invano di portare nuova linfa in un brand, ma finisco col rovinare tutto. Fortunatamente, grazie alla nascita di nuove società di produzione, tra cui la Blum House, il genere sta tornando più forte di prima con nuove idee e innovazioni, seguendo fedelmente il dogma creato da Roger Corman, ovvero, budget ristretto ma grandi idee.



















