Il vice-Premier Luigi Di Maio ha messo sul piatto tutto, ivi incluso il suo attuale ruolo di prestigio all’interno dell’Esecutivo. Far partire il governo con il PD pare fondamentale, ed oggi entro le 18.00 sapremo il verdetto dei 115.372 votanti sulla piattaforma ideata da Casaleggio: “Sei d’accordo che il M5s faccia partire un governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”.
Asciutto il quesito, asettico, loro assicurano ci saranno i 20 punti programmatici grillini anche se non si capisce a questo punto che cosa abbiano sottoscritto nei mesi precedenti con la Lega, visto che esistono contratti buoni per ogni stagione, ed ovviamente, il Carroccio aveva un indirizzo totalmente opposto alla linea dem.
Ma tant’è, siamo agli sgoccioli di un momento che potrebbe dare una svolta epocale sia al Movimento, sia alla natura di questa Terza Repubblica ch’era partita con un propulsore atomico e adesso si ritrova annacquata nei vecchi schemi dogmatici del passato.
Da un lato una possibile riedizione del centrodestra con di nuovo Forza Italia in orbita e dall’altro, un centrosinistra unito (con la falange grillina) che invoca il “tutti contro Salvini.”
Peccato, perché forse s’è persa una importante occasione di cambiamento vero, robusto, radicale, e questo Paese ogni qual volta si trovi in procinto di dare una svolta al proprio apparato, ecco che in qualche modo questo trova l’humus per ricomporsi e fare muro all’inversione dei paradigmi classici.
Oggi potremmo assistere ad una nuova vecchia Italia che non trova coraggio e che si riannida e riannoda nei meandri del filo conduttore più antico della Repubblica, la poltrona da difendere.











