“È inutile che tenti di piegare il cucchiaio, è impossibile. Piegati tu invece”, discetta il bimbo prodigio nell’anticamera dell’Oracolo di Matrix, film del ’99 in cui Neo, l’eletto, deve salvare l’umanità dalle macchine che dominano il Pianeta.
Di Maio è un po’ come quel cucchiaio, politicamente è ininfluente se si smette di guardare l’ordinario, il contingente, l’urgenza di dare una guida ad un Paese con la fierezza in panne, e con il vincolo di mandato che non solo non compare in Costituzione, ma nemmeno nel cuore di chi poi assurge alle più alte cariche pubbliche.
Il manuale Cencelli di dorotea memoria è stato ripristinato, il Conte bis ha giurato al Quirinale con 21 Ministri che esercitano un perfetto equilibrio di pesi e contrappesi, in quel delicato ecosistema fatto di correnti e micropartitini che hanno partecipato alle trattative e sono entrati nel nuovo Esecutivo, dovendo poi tramutare la fiducia delle parole con i voti in Aula nella prossima discussione.
Peraltro certi ambienti di sinistra illo tempore si sono già distinti per la propria capacità di auto-cannibalizzarsi, di distruggersi al proprio interno con le conseguenze di rendere il Paese difficilmente governabile. E gli esempi del premierato di Enrico Letta sono ancora ben lucidi nella memoria, tanto per non andare troppo indietro nel tempo.
Immaginate adesso questo apparato alle prese con un altro farraginoso Universo come quello grillino, sconvolto a propria volta dagli smottamenti degli ultimi mesi. Prima assimilare l’alleanza Lega, ora col PD, ed una psicosi in atto non indifferente.












