Il 10 febbraio si ricordano le migliaia di persone uccise ed infoibate nel periodo immediatamente successivo alla fine della seconda guerra mondiale negli inghiottitoi tipici del carso e della penisola istriana.
In Puglia saranno numerose le manifestazioni per il ricordo degli eccidi delle foibe. Ne ricordiamo solo alcune.
A Crispiano (Taranto) presso l’atrio della Biblioteca C. Carlo Natale, sede dell’Assessorato alla Cultura, l’Assessore Giuseppe Delfino accenderà un cero per non dimenticare gli avvenimenti storici del periodo post-bellico.
A Trani (Bat) alle 10.30, presso la chiesa di San Domenico, sarà celebrata una santa messa officiata da Monsignor Mimmo De Toma. A seguire, alle 11.30, all’interno della villa comunale, verrà deposta una corona nei pressi della stele commemorativa.
A Bari nella Biblioteca del Consiglio regionale Teca del Mediterraneo (a Bari, via Giulio Petroni 19/a, Sala Matutinum), il prof. Dionisio Simone aggiungerà la sua testimonianza alle riflessioni sulla tragedia delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. Lo ha già fatto, del resto, nel suo libro “Le parole nostre. Viaggio nella memoria di un profugo istriano”, pubblicato nel 2014 dalle Edizioni baresi Dal Sud.
A Martina Franca sabato scorso gli studenti sono stati impegnati nel pomeriggio per per commemorare le vittime delle foibe, mentre in mattinata si è tenuto un concerto della fanfara della Marina militare
Gli eccidi delle foibe ed il successivo esodo delle popolazioni italiane dall’Istria costituiscono l’epilogo di una secolare lotta per il predominio sull’Adriatico orientale, che fu conteso da popolazioni slave e italiane. Una lotta tra popolazioni confinanti che deve essere inserita, per una sua più completa comprensione, all’interno di un fenomeno più ampio e che fu legato all’affermarsi degli stati nazionali in territori etnicamente misti.
Avvenimenti che sono stati chiariti e definiti ormai da anni, ma ancora non pienamente conosciuti dall’opinione pubblica, troppo spesso distorta da una confusa e sterile polemica politica, capace di ingigantire o sminuire i fatti a seconda della convenienza ideologica.
Foiba è il termine con cui si indicano i grandi inghiottitoi tipici della regione carsica e dell’Istria. Il termine “foibe” (al plurale) è oggi comunemente associato agli eccidi commessi dai partigiani jugoslavi comunisti durante e subito dopo la seconda guerra mondiale. L’utilizzo del termine, secondo alcuni autori, è improprio: solo una minima parte delle vittime, infatti, fu occultata nelle foibe, mentre la maggior parte perse la vita in tutt’altro modo (nelle prigioni o nei campi iugoslavi, o nelle marce di trasferimento).
I baratri venivano usati per l’occultamento di cadaveri con tre scopi: eliminare gli oppositori politici e i cittadini italiani che si opponevano (o avrebbero potuto opporsi) alle politiche del Partito Comunista Jugoslavo di Tito. Tra i caduti figurano non solo personalità legate al Partito nazionale fascista, ma anche ufficiali, funzionari e dipendenti pubblici, insegnanti, impiegati bancari, sacerdoti, parte dell’alta dirigenza italiana contraria sia al comunismo, sia al fascismo, tra cui compaiono esponenti di organizzazioni partigiane o anti-fasciste, autonomisti fiumani seguaci di Riccardo Zanella, collaboratori e nazionalisti radicali e semplici cittadini. In paralleli eccidi furono coinvolti anche cittadini italiani o ex italiani di nazionalità slovena e croata. Tali uccisioni ebbero una matrice esclusivamente politica, rimanendo esclusa quella etnica, intendendo il costituendo regime comunista.
Una quantificazione precisa delle vittime è impossibile a causa di una generale mancanza di documenti. Il governo jugoslavo (e successivamente quello croato) non ha inoltre mai accettato di partecipare a inchieste per determinare il numero di decessi.
Negli ultimi anni ha invece dimostrato la sua buona volontà, di far luce sulla vicenda, il Governo della Repubblica di Slovenia, consegnando nel 2005 al sindaco di Gorizia l’elenco dei goriziani arrestati da parte delle autorità jugoslave, redatto in base alle informazioni in suo possesso. Alcuni commentatori ritengono inoltre che una parte della documentazione sia tuttora secretata negli archivi, in particolare dell’ex Partito comunista italiano. Gli studi effettuati recentemente valutano il numero totale delle vittime (comprensive quindi di quelle morte durante la prigionia o la deportazione) come compreso tra poco meno di 5.000 e 11.000.











