Si è parlato molto dell’errore dell’arbitro Manganiello commesso domenica nella gara tra Lazio e Lecce valevole per la dodicesima giornata del campionato di Serie A. Un errore che, per come è arrivato, è costato caro ai salentini. Il punteggio era, infatti, sul 2 a 1 e i giallorossi avevano la possibilità di calciare un rigore verso la porta difesa da Strakosha, con l’occasione di portarsi in parità.
Cosa è successo? Il tiro dagli undici metri è stato effettuato da Babacar, il portiere ha respinto la palla che è finita sui piedi di Lapadula, il quale ha ribattuto in gol. Però lo stesso Lapadula è entrato con uno spicchio di corpo in area di rigore nel momento in cui il suo compagno batteva il calcio piazzato. L’arbitro ha annullato per invasione dell’area di gioco in anticipo. Tutto corretto? Non proprio. Dal fermo immagine si evince che ben 3 giocatori della Lazio erano ben oltre Lapadula nello stesso istante. La regola, ben precisa, dice che in questi casi il rigore è da ribattere. Clamoroso abbaglio, dunque, preso dall’arbitro che ha deciso di condizionare a modo suo la partita.
A fine gara, ai microfoni di Sky, davanti a dei conduttori “in imbarazzo” per loro stessa ammissione, il presidente del Lecce Saverio Sticchi Damiani ha dato una lezione di stile e di comportamento usando termini incisivi ma rispettosi e una modalità pacata ma al tempo stesso profonda. Ha colpito nel segno ben impressionando nei contenuti e nella forma i suoi interlocutori che non hanno potuto fare a meno di notarlo e farlo notare agli spettatori. Il suo intervento è stato preciso, attento e soprattutto educato. Nessun teatrino, nessuna polemica, nessun atteggiamento sopra le righe. Se c’è un regolamento, ha detto il presidente, non capiamo perché non sia stato rispettato. Se per questa casistica è prevista la ripetizione del rigore, non capiamo perché non sia stato fatto ripetere. E’ difficile, ha concluso Sticchi Damiani, spiegare a 4000 persone, i tifosi presenti per sostenere il Lecce, come mai oggi sia successo questo.

Oggi, a distanza di due giorni, dopo numerose versioni e tentativi di giustificare quello che è successo facendo intendere che per “prassi” si tende, in caso di infrazione, a bloccare l’azione offensiva della squadra che ne sta beneficiando, è uscita una nota ufficiale dell’US Lecce che prende una posizione chiara e altrettanto netta: nessun ricorso ma la necessità di discutere di quanto è successo il prossimo 19 novembre in occasione di un incontro tra AIA e Società di Calcio. Nessun ricorso, dunque, che verrebbe condizionato da cavilli burocratici, fanno sapere dalla società, considerando anche che i tempi si allungherebbero. Ma il caso non finisce certamente qui. C’è la necessità di chiarire quanto accaduto, e soprattutto collaborare con la Lega piuttosto che creare un clima di ostilità e di scontro che non gioverebbe al Lecce in primo luogo. C’è ovviamente un bisogno di ottenere rispetto perché Lecce è una piazza che lo merita, perché dietro la conquista della Serie A ci sono infiniti sacrifici, perché i tifosi, tra i più numerosi in Italia (ricordiamo che il Lecce è ai primissimi posti per numero di abbonati e può vantare ogni domenica in giro per l’Italia almeno 2000 tifosi nei settori ospiti), non possono assistere ad ingiustizie come quella di domenica e, infine, perché è giusto così, perché le regole devono essere rispettate. Da tutti.




















