HomeStoria della PugliaMichele Abidelas, il primo catapanato di Bari

Michele Abidelas, il primo catapanato di Bari

Per quasi due secoli Bari fu sede della massima autorità bizantina nei territori occidentali dell’Impero romano d’Oriente. Infatti, dopo la fine dell’emirato arabo e la breve parentesi longobarda, la città diventò, nel 876, il capoluogo del Théma di Longobardia. Questa provincia comprendeva la Puglia e i territori campani sino a Benevento ed era una delle più importanti del regno.
Il Théma era governato da un funzionario imperiale, detto stratego, che concentrava nelle sue mani sia i poteri militari, che quelli civili. Tra il 970 e il 975, Bari divenne la sede del Catapanato d’Italia, retto da un nuovo funzionario d’alto rango: il Catapano.
Questo governatore, in quanto vicario dell’imperatore, aveva giurisdizione su tutti i possedimenti bizantini nella penisola italica: Bari era diventava, a tutti gli effetti, la capitale bizantina d’Italia.
I catapani erano nominati direttamente dall’imperatore, appartenevano all’aristocrazia della corte costantinopolitana, o erano imparentati con la famiglia imperiale ed occupavano, pertanto, un posto di riguardo nell’ordine delle precedenze ai banchetti e alle cerimonie di corte.
Il primo catapano d’Italia fu, probabilmente, Michele Abidelas, come risulta da un atto del 975.
Dopo di lui, si susseguirono altri 30 catapani; poi, nel 1071, il dominio bizantino a Bari ebbe fine, a causa della conquista normanna.
Il Palazzo del Catapano o “Pretorio” sorgeva nei pressi del porto vecchio, nell’area oggi occupata dalla Basilica di S.Nicola, dal portico dei pellegrini e dalla chiesa di S. Gregorio.
Essa era in una buona posizione difensiva ed è probabile che, sempre qui, vi fosse stato prima il presidio romano e, poi, vi il palazzo del gastaldo longobardo e dell’emiro saraceno.
Il luogo doveva essere una sorta di recinto fortificato di grandi dimensioni, comprendente il Pretorio vero e proprio (l’alloggio del Catapano, gli uffici amministrativi e il Tesoro); la cappella “palatina” di S. Demetrio; una caserma con portici e torre di presidio; un vestibolo di ingresso e almeno 4 chiese (S. Sofia con oratorio ed ospizio, S. Eustrazio, S.Basilio e S. Giovanni apostolo).
A testimonianza ulteriore dell’importanza di quest’area nella vita della città, si decise di costruire qui la Basilica destinata ad accogliere le reliquie di S. Nicola, giunte a Bari nel 1087.
Era il segno di un passaggio storico (quello che conduceva dal periodo bizantino a quello normanno) oltre che di un preciso programma politico religioso: incentivare la costruzione di chiese che cancellassero una volta per tutte i riti d’Oriente e la presenza bizantina in Puglia.

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Antonio Verardi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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