Venerdì, alla Mediateca Regionale Pugliese il videomaker e fotoreporter romano Valerio Nicolosi ha presentato, in anteprima, il suo documentario “Frontiere, per le vie d’Europa” sulla rotta migratoria Libia-Mediterraneo-Europa a seguire la presentazione del suo libro fotografico (R)esistenze, in cui racconta le comunità in lotta nelle varie parti del mondo. A moderare l’evento Carmen Zaira Torretta con Giuseppe Cascione, Professore di Filosofia Politica all’Università degli studi di Bari Aldo Moro.
Nicolosi in questo documentario racconta, attraverso immagini forti, il dramma delle difficoltà che gli immigrati incontrano nella rotta Libia- Mediterraneo- Europa: dalle scomode e piccole imbarcazioni alla totale mancanza dei soccorsi in mare. Non è la prima volta che Nicolosi si occupa di tematiche sociali come queste, infatti, collaborando con numerosi network internazionali ha realizzato diversi reportage e documentari a sfondo sociale in America Latina, Medio Oriente e in Europa. Per questo ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali. La sua esperienza come docente nelle università palestinesi Al-Aqsa e Deir El-Balah, entrambe nella Striscia di Gaza, gli ha permesso di vivere in prima persona il dramma della guerra e della resistenza, non solo intesa come sopravvivenza ma anche come volontà di manifestare la propria esistenza nel mondo.
Il documentario e il libro dell’autore (R)esistenze, seppur raccontati con strumenti e in contesti differenti, fanno parte di un’unica narrazione: entrambi mettono al centro il volto delle persone. Oggi a causa del capitalismo neoliberale in cui viviamo si prescinde da ogni tipo di relazione umana: non c’è più l’oggetto di sfruttamento, in quanto il capitale fa soldi in un processo totalmente autoreferenziale, liberandosi del problema delle persone. Ma il problema delle persone ritorna in quanto il cinismo nel capitale neoliberista si esprime in una retorica fondata su una totale esclusione dell’empatia nelle relazioni umane.
Questa retorica si fonda soprattutto a partire dall’asimmetria che si manifesta tra soccorritore e chi è soccorso, tra chi accoglie e chi è accolto. Nicolosi, mettendo al centro delle sue foto il volto dell’altro, capovolge questa asimmetria, in quanto è proprio attraverso l’empatia creata da questo scambio che si diviene al servizio dell’altro.
La resistenza per l’autore è sottrarre al mercato spazi della nostra vita, con l’obiettivo di recuperare le relazioni con le persone e la capacità di avere uno sguardo sul volto degli altri. Fuori dal mercato ci sono gli altri e la speranza è quella di recuperare queste relazioni non solo sul piano privato, in modo che la reificazione dei giorni nostri non si incarni nelle nostre vite, tale da monopolizzarci totalmente.
Per Nicolosi, poi, ciò che contraddistingue un fotoreporter dilettante da un professionista è che il primo è schiavo di ciò che vede mentre il professionista segue un preciso progetto, dando una forma a ciò che vede e conducendo l’osservatore verso una proprio filosofia. Si parla, allora, di obiettività della fotografia come falso storico, proprio perché è la mancanza di obiettività l’elemento che mobilita la fotografia e ne diventa arte.











