Come la paura, tutti temono vada con l’altro, in un trip di gelosia spasmodico e fuorimisura, per il finora reietto da ogni schieramento. Il Ministro degli Esteri è corteggiatissimo, una sposa all’altare in attesa di scegliere il proprio compagno per il prossimo turno elettivo, dato che la Sicilia ribolle per le sue Regionali ed Angelino Alfano potrebbe pesare tra un 5% ed un 10%.
A Berlusconi avrebbe chiesto: “O ci togli la fatwa a livello Nazionale, o ci dai un nostro uomo come candidato Presidente. Qui potresti vincere senza spartire il successo con Salvini (vedi Liguria, ndr) e dire che sia tutto merito tuo.” E sull’altra sponda v’è Renzi, che secondo indiscrezioni de La Stampa sarebbe pronto “all’umiliazione pubblica”, ovvero una richiesta a riflettori accesi, un endorsement riappacificatore con il PD.
Insomma, l’eterno centrismo democristiano, in questo caso incarnato da Area Popolare, sembra non volere tramontare mai sul tavoliere degli accordi e delle alleanze politiche nostrane. Vituperato ed indispensabile, rigetto di coerenza e chance di vittoria, una dicotomia data dalla freddezza dei numeri post urna.
E in questo periodo di ricuciture, mentre la Lega condanna: “Alfano neanche dipinto sui muri”, il Senatur Umberto Bossi non perde occasione per imbeccare il suo segretario: “Alfano è un problema di Berlusconi, deve decidere lui se prenderlo o meno con sé, non è affare nostro. Ma l’alleanza per vincere è necessaria.”
La Sicilia potrebbe essere una prateria di consensi importante per il Movimento 5 Stelle, e l’asse classico vuole scongiurare assolutamente un governo grillino.
Tra gli accordi per tenere con sé l’ex delfino del Cavaliere, sia Forza Italia che il Partito Democratico, avrebbero messo sul piatto la soglia di sbarramento al Senato (8%) da rimodulare secondo il peso di AP.
Una sorta di premio di minoranza, l’inciucio di coalizione per tenere in vita certi vizi, che col caldo agostano, tornano sempre in voga.












