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Bari calcio, l’istanza di fallimento, le offerte rifiutate e le ultime carte di Giancaspro

Questa mattina la notizia data dall’edizione barese de La Repubblica dell’istanza di fallimento. Poi gli aggiornamenti sulle trattative con le novità dall’estero e dall’Italia dove Giancaspro avrebbe rifiutato diverse offerte di acquisizione delle quote societarie. Infine le ipotesi sulle ultime mosse a disposizione del patron biancorosso.

Possono essere le ultime 48 ore di vita dell’Fc Bari 1908, del calcio professionistico nella città di San Nicola con l’umiliazione della ripartenza (se mai qualcuno fosse interessato a rilevarne il titolo sportivo) dalla Lega Dilettanti. Ma andiamo con ordine.

Il fallimento. Nella giornata di ieri il sostituto procuratore Giuseppe Dentamaro, che indaga assieme a Larissa Catella sul presidente del Bari Giancaspro, ha depositato al tribunale civile un’istanza di fallimento della società. Mancano 3 milioni e 90 mila euro ma pendono anche 14 decreti ingiuntivi per svariati debiti non soddisfatti, compreso quello verso Aqp che il mese scorso produsse il taglio della fornitura dell’acqua allo stadio San Nicola. E i debiti derivanti dalle sole ingiunzioni ammonterebbero a 422 mila euro. Inoltre la procura sta indagando su presunte documentazioni false prodotte da Giancaspro riguardanti i versamenti dei contributi dei dipendenti. Non solo. La Guardia di finanza avrebbe proceduto ad un’ispezione nella Banca Popolare di Bari, alla ricerca di chi avrebbe aiutato Giancaspro a postdatare la valuta dei contributi  versare ai dipendenti.

Le offerte. Si tratta certamente di un passo che spinge il club ulteriormente verso il baratro e potrebbe rendere vani i tentativi di cessione della maggioranza del pacchetto azionario per trovare quella liquidità necessaria a completare l’iscrizione, entrò lunedì pomeriggio, alla Serie B dopo la bocciatura della Covisoc. Trattative già rese difficili dall’assurda decisione di Giancaspro e del Cda del Bari di ricevere direttamente le eventuali offerte. A Giancaspro alla responsabile dell’amministrazione Antonella Indiveri. Non nelle mani di una terza persona garante e indipendente, ma in quelle di colui che ha portato i biancorossi sull’orlo del baratro. Ad ogni modo qualche offerta sarebbe arrivata. Come quella di un imprenditore italiano residente in Inghilterra, che avrebbe portato all’acquisizione dell’intero pacchetto azionario del Bari, come ha riportato “Passione Bari Radio Selene”. Oppure quella del patron del Leeds Andrea Radrizzani, 43enne socio di Riccardo Silva (fondatore di Mp Silva Spa). La condizione di consegnare i soldi nelle mani di Giancaspro però ha fatto saltare ogni eventuale trattativa. Tramontate anche alcune delle piste del sindaco Decaro. Alla base della decisione dei potenziali acquirenti c’è il muro issato dalla società.

Le ultime carte. Giancaspro non vuole cedere la mano a nessuno. Questo è ormai chiaro. Vuole mantenere la maggioranza delle quote, recuperare gran parte di quanto investito ed essere lui ancora il capo. Allora il presidente biancorosso è in giro per l’Italia. A Milano, a contatto con persone vicine alla proprietà della Cremonese. Sta cercando imprenditori che gli possano dare una mano. Ma sta vagliando anche le strade dei finanziamenti da parte degli istituti di credito. Pare stia ricevendo solo no dalle banche. Troppo deboli le garanzie che porta con sé. Con le dimissioni del legale e uomo di fiducia di Giancaspro, Francesco Biga, dal Cda, la mancanza di tempo e di soldi veri a disposizione la situazione si fa sempre più complessa. Il tempo stringe e tutto si fa sempre più triste per il calcio barese

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