Quello che conta sono i sogni. Irrealizzabili, a portata di mano, al sapore di famiglia da ritrovare, di amore da far crescere o di passioni da seguire sempre, nonostante tutto. Quello che conta è la storia dell’incredibile esperienza partecipata orchestrata dai promotori del progetto Sinapsi – Vincenzo Ardito, Andrea Sgobba e Ilaria Schino – vincitrice del bando Principi Attivi 2012. Un film realizzato da 60 persone selezionate non solo per recitare – come vuole la più alta tradizione del neorealismo italiano – ma anche per sperimentare tutti i mestieri del cinema: sceneggiatura, scenografia, produzione e riprese.
Quello che conta, alla fine, è il risultato finale, ovvero il momento in cui quei sogni si materializzano. Quell’impresa all’inizio ritenuta “quasi impossibile” dalle stesse anime di Principi Attivi – Guglielmo Minervini e Annibale D’Elia – si è trasformata in un lungometraggio di 75 minuti, proiettato in anteprima venerdì 23 gennaio nella sala 1 del cinema Galleria, gremito per l’occasione di emozioni e “ansie da prima volta” come nelle migliori prime della cinematografia mondiale.
Chi resta, chi scappa, chi torna. Quello che conta è una via di mezzo fra videoclip, documentario e racconto. Tre storie si intrecciano sullo sfondo di una Bari ora rassicurante cantuccio sicuro, ora infernale morsa che trattiene a sé i sogni di chi guarda oltre lo skyline del lungomare, le viuzze del centro storico e la sua variegata movida.
Il senso di Quello che conta si nasconde nel rapporto fra i protagonisti della pellicola. La mamma, premurosa e onnipresente, assomiglia alla Bari ancorata al suo passato piccolo borghese e provinciale, così incapace nell’assecondare le aspettative dei suoi figli più talentuosi da bollare con “hobby” le loro legittime propensioni artistiche e lavorative. Nel ritorno a casa di Gianni, invece, ci sono i bagagli di sacrificio che deve trascinare chi vuole realizzare qualcosa, a costo di lasciare – anche momentaneamente – ciò che lo lega a Bari: mare, sole, affetti.
Quello che conta è conservare i propri sogni al sicuro, per poi potervisi aggrappare nel momento propizio e sfrecciare verso il futuro desiderato. Il contabile dei sogni, la figura più riuscita e poetica di tutto il lungometraggio, ha proprio questa funzione, fuori e dentro la pellicola. Chi più di un metalmeccanico che sogna di recitare e alla fine ci riesce può essere testimonial dell’idea che, nonostante tutto, crederci sempre è quello che conta?











