Decine di barchette di carta, simbolo di quei gommoni carichi di migranti che ogni giorno tentano la traversata del Mediterraneo ma anche dei doveri di accoglienza che l’Europa ha nei confronti di quanti scappano dalla fame e dalla guerra. Bari partecipa a “European Solidarity”, la manifestazione che si è svolta in contemporanea con molte altre città d’Italia e d’Europa grazie all’iniziativa di oltre 100 organizzazioni internazionali, da Medici Senza Frontiere a Emergency, da Caritas a Save the Children), politici (prima firmataria l’europarlamentare Elly Schlein) e intellettuali.
La manifestazione Barchette di Carta, realizzata a Bari grazie al coordinamento del Comitato per la Pace di Terra di Bari, è stata organizzata in tutta Europa alla vigilia del Consiglio europeo nel quale si discuterà di immigrazione. Tanti bambini hanno partecipato per chiedere a gran voce ai governi di dare sostanza al principio di solidarietà su cui è fondata l’Unione Europea.
Un argomento caldissimo, non ultima la questione delle 629 persone bloccate in mare sull’Aquarius. Una manifestazione per chiedere il cambiamento delle regole, come quelle del Regolamento di Dublino, che lasciano le maggiori responsabilità sui Paesi di Confine. Tutto a poche ore dall’arrivo dei leader dell’Unione a Bruxelles per il Consiglio europeo in programma il 28 e 29 di questo mese.
“Scendere in piazza è una grande risposta, specialmente in questo momento storico dove sembra che solo le voci di violenza e intolleranza abbiano spazio”, dice l’assessore al Welfare del Comune di Bari Francesca Bottalico presente in piazza per ribadire la presenza dell’amministrazione cittadina nel tema dell’accoglienza e della solidarietà.
“Io credo molto nella città di Bari- continua – e credo che sia importante in questo momento che le voci delle persone si uniscano, non solo per una solidarietà diffusa, ma per provocare nuove politiche. Oggi siamo scesi in piazza affinché venga abolito il regolamento di Dublino, che non salvaguardia il diritto di asilo ai migranti. Questi momenti servono ma il nostro lavoro deve essere sia politico che culturale e soprattutto un lavoro quotidiano”.




















