Il cartoncino puzza. Impregna. Violenta il sapore del caffè. Questo “stupro” dell’aroma nella miscela, l’ho subito violentemente nel mio viaggio londinese. Non mi spiegavo come mai la City, progredita e bella Capitale finanziaria dell’Europa (e non dell’Unione Europea), non comprendesse una tale banalità.
Non contenti, se mai aveste l’ardito desiderio di immergere dello zucchero nella vostra bevanda, scoprireste che la stecca per girare è in legno. In effetti è solo un secondo round disastroso della banalità precedente, il legno inasprisce e aberra ancora di più quella tazzina oramai irriconoscibile che vi accingete a bere.
Noi italiani ci teniamo al Caffè, se non è buono, ce ne rendiamo immediatamente conto e questo ci procura una noia terribile. Allora quando non si è sicuri, si macchia col latte, si stordisce con qualche aggiunta.
Al Cavaliere sta accadendo questo, Salvini continua ad offrirgli un caffè indigesto, che non riesce a mandare giù. Una cortesia di cui farebbe a meno, ma alla buvette degli incarichi non è rimasto molto per Silvio Berlusconi.
Di Maio involontariamente sta facendo una lungimirante sponda alla Lega, accreditandola come unica vera forza di rinnovamento e freschezza nell’area di centrodestra, con cui ci sono divisioni importanti (preferiscono il PD, delineando una connotazione di sinistra), ma potendosi fidare del Carroccio.
Il Movimento 5 Stelle in questi anni ha catalizzato su di sé un consenso importante, egemone al Sud e co-reggente al Nord, e si è nutrito di antipolitica e dei caratteri cubitali del “partito degli onesti”.
Non potendo proseguire il trastullo onanistico, flirta pericolosamente con Salvini, consegnando all’inconscio degli elettori una alternativa a loro. In sostanza se i grillini dovessero fallire l’appuntamento con il dovere, potete salire sulla ruspa, solida, coriacea e pragmatica negli affari di Governo.
Non è una ipotesi peregrina, infatti il loro più grande timore, nel volare attorno al Re Sole del centrodestra, è quello di bruciarsi le ali e schiantarsi ai prossimi appuntamenti elettorali.
“Va bene anche Di Maio Premier, ma con Berlusconi agli Esteri, Salvini all’Interno, io all’Economia e Giorgetti allo Sviluppo economico. Il problema è che loro non possono porre dei veti personali, non possono calpestare la nostra dignità.”
L’ex Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta prova ad uscire dall’angolo di ring in cui suonati gli azzurri si appoggiano alle corde, irritati dal fatto che adesso le ronde padane possano bersi tranquillamente il loro caffè a Spaccanapoli, limitando l’area di consenso di Forza Italia alla geografia delle Reti Mediaset.
Inutile andare sui territori, ormai è un monolitico “Salvini Premier”, per trovare quel 14% che raggranella ancora l’ex primo partito d’Italia, bisogna che peschiate tra il pubblico a Cologno Monzese, oppure vi sediate accanto a chi crede ad un’unica giustizia sovrana, quella di Forum.











