Un primo maggio in Puglia parlando di caporalato e di sfruttamento del lavoro in agricoltura. Questa la scelta di Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, che ha trascorso la giornata a Mesagne, nella Masseria Canali, un bene confiscato alla mafia e gestito da Libera Terra.
E proprio sul tema del caporalato si è incentrato il discorso della Boldrini, definito senza mezzi termini “una vera piaga per la nostra società, una piaga che tocca anche molte donne e forse anche in maniera più spietata”.
“Bisogna continuare nell’impegno sia a livello legislativo, e questo lo stiamo facendo, ma anche a livello di ispezioni, di monitoraggio. Ci dev’essere più trasparenza nell’incontro tra domanda e offerta. Dobbiamo avere una banca dati delle aziende agricole, delle liste dei lavoratori agricoli, dobbiamo fare in modo che chi usa i caporali venga punito così come i caporali stessi, perché non farlo va a svantaggio delle aziende sane, le aziende pulite oltre che dei lavoratori e delle lavoratrici”.
“I lavoratori e le lavoratrici devono sapere che non sono soli. Non possiamo permetterci di lasciarli soli quando denunciano, perchè per loro questo atto significa anche, se non soprattutto, perdere quel poco che hanno di lavoro. Ed oggi si sa quanto è difficile riuscire a trovarne un altro. Lo Stato c’è e chi vuole uscire allo scoperto non deve sentirsi solo”.
Ma sul caporalato cosa si sta concretamente facendo?
“Noi abbiamo introdotto il reato di caporalato, alla Camera abbiamo anche approvato la legge per la confisca dei beni dei caporali. Al Senato è in discussione un disegno di legge del governo su queste tematiche, principalmente sullo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura. Penso che le leggi le abbiamo fatte e le stiamo facendo. Ma non bastano le leggi. C’è da fare anche di più”.











