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Bonus assunzioni e la politica dei telequiz

Mike Buongiorno Presidente del Consiglio avrebbe fatto meglio dei professionisti e dei governi pseudo-politici che si sono susseguiti in Italia dal 2011 in poi, anno 0 della Sovranità post-moderna con l’arrivo dei cosiddetti tecnici con il loden.

Uno dei temi più scottanti, che si continua in malafede a chiamare “emergenza”, è quello occupazionale. Ormai la situazione è incancrenita ed inceppata su operazioni sociali di scarso senso, dispendiose, e di nulla utilità nell’inserimento di nuova forza lavoro.

Adesso allo studio dell’Esecutivo, un nuovo bonus, l’ennesimo, che punterebbe alla decontribuzione del 50% sulle assunzioni di ragazzi dai 16 ai 29 anni, con un tetto di 3.250 euro per due o tre anni. Tra gli altri paletti, dovrebbe esserci l’impossibilità di licenziare nei sei mesi precedenti ed in quelli successivi alla stabilizzazione, ancora da valutare se limitarla alla platea d’incentivati o se estendere il divieto a tutto l’organico in attivo.

Mezzucci visti, triti e ritriti, anche il Governo Letta, poi Renzi, hanno introdotto misure di questo tipo. Garanzia Giovani per le assunzioni al Sud nel 2017 prevede uno sgravio contributivo totale con un margine molto più alto, 8.060 euro, eppure ad oggi sono state appena 21.800 le assunzioni (di cui 7.000 a tempo determinato). In tutto il 2016, con minori sconti, ce ne sono state 129.000.

È lampante l’impronta fallimentare, un atteggiamento caduco che mira a dissimulare il prendere in considerazione il problema, senza risolverlo. Nessun bonus potrà dare risposta, l’encefalogramma piatto della domanda interna e la debolezza del quadro economico, uniti al dumping fiscale e commerciale sui mercati esteri, hanno portato i contratti d’inserimento all’anchilosi.

L’unica soluzione in questo momento, è abbattere strutturalmente la pressione fiscale su imprese e lavoratori, in modo tale da produrre buste paga più pesanti che possano dare uno sprint al consumo ed alla circolazione monetaria, indispensabili come ossigeno per il mercato.

Senza questa rotta, navigheremo ancora vista con gli spot a ruota dei partiti politici, e l’esercito del selfie in perenne disoccupazione.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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