HomePoliticaCanale di Sicilia, ancora sangue e disperazione

Canale di Sicilia, ancora sangue e disperazione

“Non volevamo partire, c’era brutto tempo. Ma i trafficanti umani di hanno costretti sotto la minaccia delle armi e non avevamo altra scelta. Siamo partiti a bordo di quattro gommoni in 460, ma uno dei gommoni, durante la traversata, è affondato e sono morti tutti i profughi a bordo.

330 i dispersi, 29 i morti di freddo, la somma è di 359 cadaveri, quanti se ne contarono nel naufragio al largo di Lampedusa di due anni fa, quel terribile episodio che scosse le coscienze e determinò la nascita dell’Operazione mare Nostrum

Tra loro c’erano anche tre bambini. È stata una tragedia, non avrei mai immaginato di vivere un incubo del genere”. “Ci tenevano chiusi in un magazzino alla periferia di Tripoli – raccontano – e ci dicevano di aspettare prima di partire. Aspettavano il momento giusto. Poi, sabato, senza preavviso, sono venuti. Erano tutti armati e ci hanno costretti a lasciare quel campo per raggiungere una spiaggetta di Tripoli”. “Ma non ci hanno fatto tornare indietro, eravamo minacciati e guardati a vista. Cosa altro potevamo fare?”.

Parlano così alcuni dei superstiti. Su 460 disperati partiti dalla Libia in 330 hanno perso la vita. L’operazione ha fruttato 368.000 dollari alla criminalità organizza che sperimenta i “viaggi della speranza”. Ottocento dollari a testa. Nonostante il tempo non promettesse nulla di buono, gli hanno armati di dieci taniche di benzina e precipitati in mare.

Ormai la situazione è esplosiva. Nell’anno conclusosi meno di due mesi fa, abbiamo sostenuto 200.000 arrivi. Percentuali bassissime di richiedenti asilo e moltissimo business nell’alveo dell’accoglienza. Nell’Italia della crisi, le inchieste, ci hanno fatto scoprire l’oro della sussistenza a spese degli italiani.

Ma la questione è più grande, umanitaria e di carattere internazionale. Che sia Mare Nostrum a cui alcuni vogliono tornare, che sia Triton, le istituzioni hanno fallito. Purtroppo i confini, delegati ed estesi sul parterre dell’Unione Europea non hanno funzionato. L’unico modo per difenderli, sono riportarli alle competenze Nazionali. La vexata quaestio che ubriaca talk show e battibecchi tra politici, non riesce a dare una visione oggettiva del problema, che andrebbe analizzato con l’obiettività di un bisturi.

Recidendo il fumo elettorale, si può scorgere la cortina di stremo a cui il welfare italico è stato portato, e dalla crescente intolleranza dei nostri connazionali verso gli stranieri. Xenofobia e razzismo sono processi acuitisi in ogni ambiente in cui l’immigrazione non è stata possibile controllarla, gestirla, indirizzarla, regolamentarla.

Creare quartieri ghetto, o lasciarli per strada senza un lavoro né orizzonte, ha soffiato sul fuoco della guerra civile nelle periferie.

Purtroppo la crisi economica genera fame, e la fame prende un nemico e gli dà un volto. Oggi il nemico è chiunque dreni (spesso ingiustamente) le risorse che invece potrebbero essere destinate ai nostri connazionali.

Per non parlare del buonismo che incentiva i trafficanti di morte a gettare in mare sempre più persone, tanto l’Italia non ha leggi severe, è debole, e comunque una sistemazione la trova sempre. Chi non comprende il meccanismo perverso con cui non facciamo altro che riempire acqua in un imbuto o è cieco od è in malafede.

Tutto il denaro speso in operazioni fallimentari, avremmo potuto focalizzarlo negli accordi bilaterali, nell’invio di aiuti, nel costruire zone protette, nel presidiare all’estero situazioni vivibili e tollerabili. Non si stabilisce la pace nel mondo nascondendo la guerra nei nostri condomini.

Twitter @andrewlorusso

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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