“Un’idea, un concetto, un’idea finché resta un’idea è soltanto un’astrazione” cantava Giorgio Gaber nel 1972, quando concetti come startup e cultura hacker erano ancora in stadio pre-embrionale. Anche gli ideatori di Nextome, l’innovativo sistema di Indoor positioning salito alla ribalta internazionale nel corso dell’ultimo Web Summit di Dublino, non erano nati all’epoca del Dialogo tra un impegnato e un non so dell’artista milanese.
Eppure, ben consapevoli che la loro idea per crescere deve innanzitutto confrontarsi con tutte le sue possibili – e concrete – applicazioni, hanno deciso di aprire la tecnologia di Nextome e farla provare agli sviluppatori interessati. Dove? Nel corso di Hack(reality), una non stop di programmazione organizzata al Laserinn di Valenzano lo scorso weekend, 13 e 14 febbraio.
Le idee, la condivisione, la cultura hacker. Il filosofo finlandese Pekka Himanen colse nella passione per il lavoro la grande scommessa della cultura hacker. “I simboli più conosciuti del nostro tempo – scriveva nel 2003 nel suo saggio L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione – sono stati sviluppati da alcuni individui entusiasti che, semplicemente, si erano messi a realizzare le loro idee insieme ad altri individui animati da interessi comuni, e lavorando autonomamente”.
Sperimentazione e fame di conoscenza hanno spinto circa 100 hacker provenienti da tutta Italia – sviluppatori, grafici, webmaster – ad ingegnarsi su come sfruttare al massimo le potenzialità offerte da Nextome. “I ragazzi ci hanno sia aiutato a testare ulteriormente la nostra soluzione – racconta Domenico Colucci, fra i founder della startup barese – sia ad intravvedere sviluppi ed applicazioni che all’inizio non avevamo considerato”.
La competizione. Le 24 ore – nottata compresa – hanno visto venire alla luce diverse idee. La più gettonata dalla giuria è stata CowCiù, una caccia al tesoro pensata per strappare un sorriso ai giovanissimi degenti in cura presso gli ospedali pediatrici.











