I politici, amministratori e manager che in Italia finiscono a processo sono meno della metà dei loro colleghi tedeschi. Solo il 5% dei colletti bianchi italiani rischia il carcere, mentre in Germania si arriva al 12%.
Significa che nel Paese della Merkel sono più corrotti? No. Semmai il contrario. “La corruzione purtroppo qui è un reato spesso invisibile”, spiega Francesco Caringella, presidente di sezione in Consiglio di Stato e autore del libro “La corruzione spuzza” (ed. Mondadori) scritto a quattro mani con Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione.
E’ lui che snocciola i dati durante una affollatissima presentazione del volume nell’Hotel Palace di Bari.
“Da noi un processo pensale dura sette anni, in Germania sette mesi”. E via così con l’elenco dei problemi irrisolti della giustizia italiana. Eppure Cantone, che in tre anni ha riscritto i regolamenti anticorruzione nelle amministrazioni italiane, è ottimista: “Siamo lontani anni luce da Tangentopoli, la situazione di oggi e oggettivamente meno grave. E chi dice che oggi è peggio si sbaglia, perché ai tempi di Mani Pulite giravano tangenti di dimensioni esagerate. Ricordate la situazione Enimont? Forse la più grossa tangente al mondo. Ora invece neanche più circolano i soldi, si ripaga con incarichi e consulenze”.
Ad ogni modo c’è ancora da fare, e le novità introdotte dall’Anac secondo Roberto Garofoli, capo di Gabinetto del Mef, a volte non bastano: “Va bene la rotazione dei dirigenti, ma è anche vero che non si espletano concorsi da anni”. Non solo. E aggiunge: “Si parla sempre di corruzione in riferimento alle pubbliche amministrazioni, ma corrompe anche nel privato. Pensiamo alle banche, che gestiscono i nostri soldi”.
A difendere la categoria dei politici è il sindaco di Bari, Antonio Decaro: “Spesso a essere corrotti sono i tecnici, gli amministrativi, la politica dovrebbe agire sulla sensibilità dei dipendenti”. Nessuno ci crederebbe, eppure, nota Cantone, “fino a qualche anno fa si faceva finta che la corruzione non esistesse. Si diceva che fosse un’invenzione dei giornalisti. Un po’ come 30 anni fa con la mafia. E così come abbiamo fatto con la mafia, la combatteremo”. “Perché per ogni corrotto – chiosa Caringella – c’è una casa che crolla, una strada che cede e un posto letto in meno in ospedale”.











