Con fischio o senza? Per Pierino basta ridere!

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Attore e cabarettista italiano, ma chi non conosce Pierino? Galoppa immortale tra le generazioni regalando risate e aneddoti di una società scanzonata, cinica e frivola, che ha fatto del connubio tra sesso ed ironia il suo cavallo di battaglia.

Alvaro Vitali, classe 1950, è irriverente ed in perfetto smalto, adorato da un pubblico che ancora non lo molla, e gira l’Italia da Nord a Sud. Nella mia continua rincorsa per sentire la sua vispa voce, dopo settimane, la prima a darmi udienza è la sua compagna di vita e partner artistica, ovvero Stefania Corona.

C’è un gran baccano. Ma dove siete?

“In Umbria, è appena finito lo spettacolo e Alvaro è immerso tra la folla, fra selfie e saluti. Tra un po’ te lo passo.”

Com’è la vostra attività?

“Ci divertiamo tantissimo. Abbiamo messo su questo spettacolo, tra barzellette, imitazioni, canzoni. Cabaret puro, prendiamo in giro gli anni ’70 e ’80, gli evergreen, tante gag. Vi è un monologo, ed io intervengo con brani scritti da me e cover. Non ci si può annoiare, hai il personaggio, hai la musica, è qualcosa che abbiamo rodato fin dai tempi in cui ci siamo conosciuti.”

Poi c’è un album, “Puzzle Sound”

“Sì. Siamo in uscita con due singoli, vi è un rap che io ho scritto per Alvaro, ovvero ‘Aiutaci Pierino’, e poi un altro brano che è ‘Tic Tac Blues’. Una dedica che faccio a mio padre, perché lui mi ha inserito nel Mondo della musica, suonavamo assieme, ci siamo divertiti tanto, devo a lui questa professione.”

Da quanto tempo lavorate assieme tu e Pierino, pardon, Alvaro.

“Sono ormai vent’anni!”

Nel frattempo l’orda di foto si esaurisce ed Alvaro Vitali acchiappa il cellulare…

Partiamo dal tuo ritorno al Cinema. Sarai “Faccia di Cartone” in un thriller-horror dall’impronunciabile titolo “Deliriumpsike”, diretto da Luigi Pastore. Com’è diventare cattivi, dopo anni di risate?

“Ride, ndr. Non lo so, non lo so! Devo infatti entrare nel personaggio ancora, poi vediamo quel che succede. Io non ho fatto mai il cattivo, hai ragione, adesso leggiamo la sceneggiatura e cerchiamo di stare sul pezzo. Poi sicuramente ti farò sapere.”

Alvaro, com’è possibile che dopo il tocco di Fellini e all’apice del successo nel 1983, qualcosa si interrompe bruscamente. Te lo sei mai spiegato?

“Si beh, nel 1990 si è fermato tutto. Innanzitutto perché non c’erano più sceneggiature, si erano fermati per un po’ ed in contemporanea altri comici, altra gente, altri cabarettisti sono entrati sulla scena. È stata spostata l’attenzione insomma. Sono usciti poi altri due ‘Pierino’, che non solo sono andati male, ma hanno rovinato pure il personaggio. Troppo volgari. Si diceva che la colpa fosse mia, ma ovviamente non c’entravo con loro.

Dopodiché è mancato il coraggio, i produttori hanno avuto paura e ci si è fermati col collezionare ‘Pierini’. Ne avremmo dovuti fare molti, molti di più!”

“Pierino” esiste nel cuore e nella mente dei fan che non l’hanno mai abbandonato. Ma oggi è un personaggio riproponibile o la società è cambiata?

“La società è cambiata, ma ancora di più sono cambiati i produttori. La gente ci vuole ancora. Ma io per difendermi da sta cosa ho scritto ‘Fra Pierino’, diventa Prete, diventa adulto, e Pierino non va più a scuola. Per volere di Dio!”

Come mai la commedia sexy all’italiana, che ebbe un grande exploit, si spense così velocemente. Te lo sei mai chiesto? La formula dei Cinepanettoni ad esempio è durata un trentennio.

“All’epoca dipendeva da chi avesse più soldi. Noi facevamo il film con due settimane, massimo tre di riprese. Arrivati alle tre di settimane, era già un colossal per noi! Oggi anche per una stupidaggine si spende molto, ci sono gli sponsor, c’è un giro molto diverso.

Il primo Pierino è costato 150 milioni di lire, adesso con queste cifre non ci giri neanche lo spot.”

C’è stata una polemica, forse molto travisata sui media, circa la tua pensione. Vivi con poco? Come stanno le cose?

“Mah, io non c’entro niente. È stata Barbara Bouchet che ha dichiarato di vivere con circa 500 euro al mese. Io invece ho dichiarato da Barbara D’Urso che non ho questi problemi, mi va bene quello che ho, anche se è pur vero che avrei voluto prendere un po’ di più. Perché all’epoca i miei produttori non mi versavano a pieno i contributi.”

È vero facessero firmare le liberatorie, per le posizioni previdenziali e altro?

“Sì. Per esempio su un film che durava tre settimane, mettevano una settimana di contributi. Quindi poi quando arrivi alla pensione non c’è quello che ti aspetti. Ho girato più di 150 film, grazie a questo ho una quiescenza dignitosa, ma poco rispetto a ciò che ho fatto.”

Sei in attività e promuovi la tua disponibilità ad eventi teatrali o feste private. Dopo così tanti anni è una esigenza, oppure la passione non si è mai spenta?

“È una grande passione! Mi piace stare con il pubblico, mi piace che si divertano, che ridano a crepapelle, io godo! È ancora bello!”

Torneresti al Cinema con Pierino?

“Sì. Lo voglio riportare al Cinema, ma nella nuova veste che ti dicevo prima: ‘Fra Pierino’.”

Un’ultima domanda, oggi Alvaro Vitali è: “Con fischio o senza?”

“Come te pare! Basta che te piace!”

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Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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