Va in onda la giustizia spettacolo. I media portano quotidianamente nelle case degli italiani notizie di indagini e processi attraverso giornali e telegiornali, salotti televisivi e talk show. Non si tratta solo di informazione o di cronaca giudiziaria, bensì di una rappresentazione spettacolarizzata dove la corretta descrizione dei fatti viene sacrificata all’impatto sull’audience.
Vittorio Manes, avvocato e professore ordinario di Diritto penale nell’Università di Bologna, nel libro “Giustizia mediatica”, edito da Il Mulino, propone gli effetti perversi sui diritti fondamentali e sul giusto processo che la giustizia trasformata in show provoca su indagati, imputati, condannati, vittime, giudici, pubblici ministeri, avvocati, soggetti estranei alla vicenda processuale.
L’autore sottolinea che il processo parallelo a cui si dà vita è incurante delle regole e delle garanzie individuali, facendo leva sull’indignazione morale del pubblico e generando scandali. Nel tribunale mediatico il diritto rischia di rimanere imbrigliato nel giudizio dell’opinione pubblica che trasforma, automaticamente, l’indagato in colpevole, negandogli il diritto alla presunzione d’innocenza, e travolgendo molti altri diritti fondamentali.
Il libro, agile e penetrante, mette in rilievo gli “effetti perversi” di tali dinamiche sull’esito del processo e sugli attori dello stesso e indica le vie da seguire per far sì che la giustizia non rischi di perdere autonomia e credibilità. Una giustizia senza processo che porta quasi sempre all’eclissi della presunzione di innocenza, con gravi ricadute sul diritto al rispetto della vita privata e familiare e sul diritto di difendersi provando nel contraddittorio tra le parti.











