Il caso Antonio Azzolini arriva in Senato come un macigno per un Partito Democratico ed un Governo che già deve misurare con il bilancino la tenuta della propria maggioranza.
Il Nuovo Centro Destra blinda il suo senatore. Nessuno spazio per le dimissioni dalla presidenza della commissione Bilancio e voto assolutamente contrario alla richiesta d’arresto, che verrà discussa nella Commissione per le Autorizazioni a Procedere del Senato. E se i tempi potrebbero allungarsi di mesi, tra richieste di visionare tutte le carte e mancanze di numeri legali ad hoc (come è successo già per lo stesso senatore lo scorso anno nella vicenda relativa al porto di Molfetta), sembra che, questa volta, il Partito Democratico non abbia troppa titubanza nel votare Si alla richiesta di arresto.
Ma il problema può diventare del tutto politico. Se salta Azzolini Angelino Alfano ed i suoi potrebbero abbandonare il Governo, come già sta chiedendo a gran voce una buona parte del partito. I commenti del Pd sono secchi e precisi: il minimo che il Pd chiederà all’alleato è quello di convincere l’indagato a fare almeno un passo indietro dalla presidenza della Bilancio. “L’ideale – sottolinea il capogruppo del Pd in Senato Giorgio Tonini – sarebbe se si comportasse come Lupi, senza bisogno di interventi sgradevoli”. Un passo indietro che però il senatore pugliese sembra non avere proprio l’intenzione di fare.
Un tira e molla che rischia di trasformarsi in una verifica di maggioranza tra Pd e Ncd, principali sostenitori di questo Governo. Ed allora ecco che rispunta l’ipotesi di allungare il più possibile i tempi per la decisione. Una sospensione che conviene a tutti per abbassare la temperatura sulla vicenda e sperare che si arrivi nel “dimenticatoio”.
Intanto a difendere le due religiose ai domiciliari ieri è l’avvocato barese Francesco Paolo Sisto. “L’iniziativa cautelare nei confronti delle due religiose assunta oggi dalla magistratura tranese è davvero sorprendente, tenuto conto dell’assoluta inesistenza di responsabilità”.
“Faremo tenacemente valere le nostre ragioni, chiarendo i fatti mediante semplici analisi dei documenti e delle condotte tenute. La Casa della Divina Provvidenza – ribadisce Sisto – ha sempre agito nel pieno rispetto di principi etici e giuridici, in rigoroso ordine di importanza”.











