HomeEditorialiCommentiIl doppio obiettivo di Michelone

Il doppio obiettivo di Michelone

E così, alla fine, nei tempi previsti dalla legge, è arrivata la nomina dei 10 assessori regionali. Tanti quanti ne prevede lo Statuto, tenendo conto anche della ripartizione di genere e con il limite dei 2 incarichi conferiti all’esterno. Ineccepibile.

Michele Emiliano ed i suoi consiglieri sono riusciti in una quadratura del cerchio certamente non facile e, soprattutto, inattaccabile dal punto di vista formale.

Ci consenta, però, il nuovo presidente della Giunta regionale (ci piace poco la parola “governatore”, anche se ad Emiliano si adatta parecchio) qualche commento nel merito di un metodo scelto che lascia molte perplessità e che, in fondo, a noi pare abbastanza costruito ad arte per potersi nascondere dietro il paravento del “popolo”.

Partiamo dal concetto che la responsabilità politica degli atti, delle firme, delle decisioni e di tutto quanto preso all’interno della Giunta regionale è e deve essere in primo luogo del presidente. A poco vale la scelta “democratica” di una acclamazione popolare arrivata via web al termine di una consultazione che di popolare ha poco e che di democratico ha ancor meno. La democrazia, infatti, presuppone la presa di responsabilità da parte dell’eletto, chiamato ad azioni concrete di governo e di decisione che poi, eventualmente, verranno giudicate dal corpo elettorale (o meglio, da quel che ne rimane) una volta scaduto il mandato o la legislatura. Il voler delegare scelta e ruoli degli assessori ci sembra poco credibile e soprattutto una presa di distanza, un voler mettere le mani avanti: “in fondo l’hanno scelto i pugliesi, io che ci posso fare?”. Michele Emiliano, che in quanto ad acume politico ha poco da invidiare a chiunque, questo lo sa benissimo, ed è un fattore che, alla lunga, farà il suo gioco. Perchè, dunque, non utilizzarlo?

Ma andiamo oltre. Emiliano ha forzato la mano per restare nella legge ed ha firmato tre decreti di nomina, per Antonella Laricchia, Viviana Guarini e Rosa Barone, che sa benissimo verranno rifiutati dalle tre dirette interessate. Lo hanno scritto e dichiarato da un mese, dalla stessa notte dello spoglio elettorale, fin da quando un entusiasta presidente in pectore aveva lanciato l’amo (perchè sapeva benissimo, Michelone, che si trattava di un amo politico) dell’offerta dell’assessorato all’ambiente su un piatto d’argento alla candidata grillina.

Ieri pomeriggio le tre donne elette da M5S si sono ritrovate (prevedibilmente ma a loro insaputa) inserite in una Giunta che ha molto della sagra e del folklore e poco (in apparenza) di ponderatezza politica.

“Nel Movimento Cinque Stelle – ha commentato la Guarini – le cose funzionano diversamente: all’opportunismo preferiamo la coerenza, al silenzio preferiamo la libertà, alla dittatura preferiamo la democrazia, alla poltrona preferiamo la dignità. A 27 anni ci vuole più coraggio per rifiutarlo un assessorato che per accettarlo ma noi non ci pensiamo nemmeno a tradire il mandato elettorale di 300.000 pugliesi che hanno visto in noi un’alternativa alla logica meschina a cui questa politica si è abituata”.

Ma la stessa cosa, nel concetto se non nelle testuali parole, hanno detto anche la Laricchia e la Barone.

Touchèe Emiliano. Le giovani donne grilline hanno fatto quello che ci si aspettava, e che forse anche Emiliano si aspettava.

Ma in fondo è tutto calcolato. “Io firmo il decreto, loro rifiutano, mi riprendo le deleghe per riassegnarle con calma, eventualmente con molta calma, ed intanto nessuno potrà dirmi che non ho rispettato la legge sulla parità di genere e sui 10 assessori di cui 8 interni e solo 2 esterni”. Chi potrebbe controbattere a questo?

Il gioco di Emiliano è chiaro: ha ottenuto quello che voleva, ovvero l’inattaccabilità all’interno di un quadro normativo grottesco e voluto dalla stessa maggioranza che ora sostiene l’ex sindaco di Bari, ha steso il telo della sagra e di una finta partecipazione popolare, in cui c’era poco da scegliere e tutto era già stato scritto e, infine, ha messo all’angolo M5S con un atto di imperio e di forza che in molti si aspettavano e che, in caso positivo, avrebbe segnato il suo successo personale nell’apertura politica tra Pd e Grillo, in caso negativo avrebbe portato alla normalità di posizioni in Consiglio (maggioranza ed opposizione) che erano apparse chiare fin dal principio. E che nulla avrebbero tolto (così come poi in fondo è andata) all’operazione “Giunta perfetta” che Emiliano aveva (ed ha ancora) in mente.

Come a dire: sembra tutto perfetto, ma la sensazione che si ha è quella di un uomo solo sul palco. Con qualche bravo autore dietro le quinte ed un canovaccio su cui tessere la tela di questa legislatura.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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