Il recente arresto del boss Matteo Messina Denaro ha chiuso, sostanzialmente, una stagione della storia d’Italia e della mafia siciliana. Le conseguenze di tale arresto sono ancora tutte da scrivere e da decifrare. Ma il presente nonché l’immediato futuro non possono che trovare le proprie fondamenta negli anni ’90 del secolo scorso e, in particolare, sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia che ancora oggi, a distanza di un trentennio, presenta lati oscuri. In tal senso, dal punto di vista processuale, la Corte di Cassazione, proprio nei giorni scorsi, ha messo nero su bianco alcuni punti fermi che hanno posto la parola “fine” su alcune accuse mosse ad apparati dello stato.
Per meglio comprendere i contorni della vicenda, tanto dal punto di vista sostanziale quanto sotto il profilo prettamente processuale, la nuova edizione aggiornata del libro “Il patto sporco e il silenzio”, edito da Chiarelettere, propone un’attenta e dettagliata disamina sull’intera vicenda, con gli aggiornamenti relativi agli effetti dell’ultima sentenza di appello del processo sulla trattativa.
Il libro è firmato da Saverio Lodato, tra i più autorevoli giornalisti di mafia, antimafia e Sicilia, e da Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Repubblica a Caltanissetta e poi a Palermo, oggi sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, che ha indagato sulle stragi dei magistrati Chinnici, Falcone, Borsellino e delle loro scorte, e sull’omicidio del giudice Saetta. È stato Pm in processi a carico dell’ala militare di Cosa Nostra.
Secondo gli autori, sulla vicenda, certamente tra le più drammatiche e clamorose della storia repubblicana, sembra calato il silenzio. Anche perché non sono pochi quelli che hanno violentemente attaccato i magistrati che avevano istruito il procedimento, tra i quali Nino Di Matteo. Gli autori intendono soprattutto illuminare la verità giudiziaria ma anche quella storica. Gli attentati a Lima, Falcone, Borsellino, le bombe a Milano, Firenze, Roma, lo Stato in ginocchio, i suoi uomini migliori sacrificati. In quello stesso momento, mentre scorreva il sangue delle stragi, secondo l’originario impianto accusatorio c’era chi, in nome dello Stato, dialogava e interagiva con il nemico. Anche se, come detto, la Cassazione ha di recente posto alcuni paletti che non mancheranno di animare ulteriormente il dibattito pubblico e politico nell’immediato futuro.











