HomeCronacaIlva: Italia a processo a Strasburgo

Ilva: Italia a processo a Strasburgo

Centottantadue. Tanti sono i cittadini di Taranto che lo Stato italiano non ha difeso dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva. Questa è l’accusa che ha portato, formalmente, sotto processo l’Italia di fronte alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. La Corte ha, infatti, ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro lo Stato italiano.

Nel ricorso i 182 cittadini di Taranto (ed alcuni Comuni limitrofi), sia in prima persona che in nome di parenti deceduti, sostengono che “lo Stato non ha adottato tutte le misure necessarie a proteggere l’ambiente e la loro salute, in particolare alla luce dei risultati del rapporto redatto nel quadro della procedura di sequestro conservativo e dei rapporti Sentieri”.

I ricorrenti contestano inoltre al governo il fatto di aver autorizzato la continuazione delle attività del polo siderurgico attraverso i cosiddetti decreti ‘salva Ilva’. Nel ricorso i ricorrenti affermano che lo Stato cosi facendo ha violato il loro diritto alla vita, al rispetto della vita privata e familiare e che in Italia non possono beneficiare di alcun rimedio effettivo per vedersi riconoscere queste violazioni”.

“Dopo il riconoscimento dell’urgenza del caso, la Corte di Strasburgo ha formalmente invitato il Governo italiano a rispondere della violazione del diritto alla salute dei cittadini di Taranto”.

Lo dichiara l’avvocato Andrea Saccucci, che insieme a Roberta Greco, rappresenta 130 dei ricorrenti che hanno presentato ricorso alla Corte europea dei diritto dell’uomo di Strasburgo (CEDU) per violazioni del diritto alla vita e all’integrità psico-fisica e del diritto al rispetto della vita privata e familiare, anche in conseguenza dei ripetuti decreti “salva Ilva” con cui il Governo ha mantenuto in funzione l’impianto sotto la propria gestione a dispetto della normativa europea e delle decisioni della magistratura.

Trattandosi di un caso di importanza generale, i legali confidano di ottenere dalla Corte di Strasburgo una sentenza “di principio” che “imponga allo Stato italiano di adottare le misure necessarie a rendere la produzione dell’Ilva conforme alle disposizioni ambientali nazionali ed europee.

“L’obiettivo – conclude Saccucci – infatti non è solo quello di risarcire le vittime dei danni subiti, ma soprattutto quello di imporre alle istituzioni l’attuazione del Piano di misure ambientali da anni rimandato”.

 

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Redazione
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