Ogni anno in Italia da 20.000 a 45.000 nuove coppie richiedono una consulenza specialistica perché hanno difficoltà ad ottenere una gravidanza. Si stima che in 15.000 -20.000 di queste coppie (dati Istat) sarà possibile diagnosticare una causa nota di infertilità e sarà conseguentemente necessario ricorrere alle terapie mediche disponibili per agevolare o consentire il concepimento.
In questi ultimi anni, grazie allo sviluppo di nuove terapie mediche e della tecnologia riproduttiva, sono diventati più rari i casi di sterilità irreversibile. Questo non vuol dire che tutti possono avere un figlio ma che, dopo uno studio accurato delle caratteristiche di ogni singola coppia infertile, è possibile esprimere un parere circa la tecnica più opportuna nel caso in questione e formulare una previsione sulle percentuali di successo di quella tecnica nel caso di quella specifica coppia.
Il potenziale di fertilità maschile delle popolazioni occidentali ha subito negli ultimi 10-15 anni un calo allarmante, che viene attribuito a fattori ambientali (presenza di agenti inquinanti), condizioni di lavoro (sedentarietà) e stili di vita (uso di farmaci, fumo, alcool, stress). Oggi l’infertilità maschile rappresenta una percentuale ragguardevole dei casi di infertilità di coppia.
La principale causa dell’infertilità femminile è l’età sempre più avanzata delle coppie che cercano di concepire un figlio. L’endometriosi e le anomalie dell’ovulazione costituiscono le più frequenti cause di sterilità nella donna. Abbiamo poi le cause anatomiche, quelle ormonali ed esiste anche un’infertilità idiopatica (o inspiegata).
Negli ultimi tempi si è sviluppata, peraltro, anche una maggiore attenzione verso il tema dell’infertilità maschile sia per il miglioramento dei mezzi di indagine sia per la presa di coscienza da parte dell’uomo di essere responsabile di almeno il 50 per cento dei problemi di infertilità oggi diagnosticati, con una conseguente maggior disponibilità ad accedere all’iter diagnostico.
Nei giorni scorsi oltre 150 medici, riuniti a Bari, hanno discusso delle moderne tecniche in studio per affrontare al meglio un problema che ormai riguarda una coppia italiana su 5. Durante il convegno barese abbiamo rivolto alcune domande al Prof. Gianpiero Palermo, Professore di Medicina della Riproduzione e di Embriologia in Ostetricia e Ginecologia Weill Cornell Medical College, New York, Usa, considerato il pioniere del metodo ICSI, grazie al quale nel 1992 nacque il primo bambino al mondo con questa tecnica.
Professore, in cosa consiste la Icsi?
“Icsi è l’acronimo di Intra-Cytoplasmatic Sperm Injection, (iniezione intra-citoplasmatica dello spermatozoo). È la tecnica con cui un singolo spermatozoo viene iniettato direttamente in un ovocita. È più comunemente utilizzata per problemi di fertilità maschile”.
Come ha cambiato la storia?
“L’Icsi ha rivoluzionato il campo della medicina riproduttiva perché ha permesso alle coppie con problemi di grave infertilità maschile di realizzare la genitorialità biologica. Prima dello sviluppo della Icsi, le coppie con questo tipo di problemi non trovavano grandi benefici con la convenzionale fecondazione in vitro (Fivet), a causa della presenza di pochissimi spermatozoi che invariabilmente portavano a una scarsa fecondazione se non al fallimento stesso dell’inseminazione”.
È preferibile rispetto ad altre tecniche di PMA? E se sì perché?
“L’Icsi è sicuramente preferito rispetto ad altri metodi di fecondazione assistita in caso di grave infertilità maschile. Un fattore degno di nota nella Icsi è che lo sperma può essere prelevato in qualsiasi modo dal tratto riproduttivo maschile, tramite eiaculazione o prelievo chirurgico dal condotto spermatico, epididimo, o dal testicolo e successivamente iniettato in ovociti per la formazione degli embrioni. La formazione degli embrioni con la Fivet convenzionale utilizzando spermatozoi recuperati chirurgicamente è invece praticamente assente”.
Quante sono le persone nel mondo che ricorrono a questa tecnica?
“Secondo la maggior parte delle statistiche recenti, il numero di cicli di Fivet e Icsi eseguiti in tutto il mondo nel 2008, 2009 e 2010 sono stati rispettivamente di: 734.283, 755.039 e 781.626. I numeri corrispondenti in Italia nel 2008, 2009 e 2010 sono stati rispettivamente di: 39.434, 43.243 e 47.449 cicli”.












