Periodo nero per il cinema mondiale, e per tutti gli appassionati. Dopo Paolo Villaggio, Bud spencer, Adam West, Carrie Fisher e Gene Wilder, qualche giorno fa ci ha lasciato un uomo che oltre ad essere un pilastro della cinematografia e della comicità mondiale può essere definito tranquillamente uno dei più grandi filantropi mai esistiti sulla faccia della terra.
Jerry Lewis è stato strappato all’affetto di milioni di fans in tutto il mondo all’età di 91 anni dopo una lunga vita, e le tante tribolazioni della salute negli anni: quattro by pass coronarici, il diabete, un cancro alla prostata asportato, una fibrosi polmonare, una grave meningite e della rottura di una vertebra mentre eseguiva una delle sua esilaranti ma anche impressionanti cadute.
Malgrado i tormenti causati dal suo cagionevole stato di salute la sua anima e la sua volontà non si erano mai fermati o abbattuti, dimostrando di essere a ragion veduta attore, comico insuperabile tanto che non è esagerato affermare che è stato uno dei più grandi uomini di spettacolo del ventesimo secolo, oltre che il grande regista, che ha “inventato” la tecnica “video assist”, utilizzata poi da tutti i registi del mondo.
L’attore che ha fatto ridere almeno tre generazioni di spettatori con la sua comicità figlio di immigrati ebrei russi, David Levitch, comedian di vaudeville, e Rachel Levitch, il piccolo Lewis dimostra tutto il suo carattere quando a ragione tira un pugno ad un insegnate antisemita del college. Innamorato pazzo dei fumetti che consuma in quantità industriali, si dimentica spesso di andare a scuola o ci arriva puntualmente ritardo. Nei primi anni 40 il cinema-teatro di Broadway dove fa la maschera, gli regala uno spazio e il tempo per provare le imitazioni in playback di celebri ugole d’allora, questo lo preparò nel 1944 alla sua prima tournée che tocca varie città degli Stati Uniti e del Canada, ma è nel giugno 1946 che cambia tutto, quando a causa dell’assenza di un collega Lewis propose all’allora amico e debuttante di superlusso, Dino Crocetti, d’origini italiane più noto come Dean Martin, di esordire trascinandolo in scena. Il successo è inaspettato, quanto immediato e la loro diventa in fretta una cavalcata trionfale che durerà fino al 1957 quando il colosso del fumetto DC comics pubblica un’acclamata striscia tutta per loro, che col solo Lewis arriverà addirittura al 1971, facendolo duettare con Batman, Superman e altri eroi di carta. Fino alla separazione causata dallo sbilanciamento dei ruoli cinematografici via via sempre più a sfavore di Martin.
Nel 1966 il supremo maestro dell’improvvisazione crea il Jerry Lewis MDA Telethon per con lo scopo di raccogliere fondi a favore della Muscular Dystrophy Association (MDA), associazione che aiuta i malati di distrofia muscolare, che riuscirà proprio grazie al programma ideato dall’attore a raccogliere negli States 2,5 miliardi di dollari. Il Format televisivo ispirerà il Telethon che tutti conosciamo e consentirà a Jerry Lewis nel 1976 di riappacificarsi, anche grazie all’aiuto di Frank Sinatra, con Dean Martin mettendo fine a una disputa durata oltre 10 anni di fronte al pubblico acclamante in una edizione ormai diventata leggendaria tanto da essere per altro citata anche ne “I Simpson“.
Nel 1977, il Telethon e le sue numerose ed importanti opere di beneficienza gli permettono, grazie anche all’appoggio dell’importante senatore democratico Les Aspin, la candidatura al Nobel per la pace.
Di recente aveva fondato la “La Casa della Risata” per aiutare i bambini ed i giovani affetti da malattia o reduci da traumi, attraverso il potere terapeutico della risata.
Malgrado sia indiscutibilmente il re della risata mondiale, l’Academy, a torto non gli conferirà mai un Oscar nemmeno alla carriera, ma nel 1999 la Mostra del Cinema di Venezia lo premia con un Leone d’oro riconoscendogli oltre settant’anni di carriera, e consacrandolo genio innovatore e leggenda del cinema e della comicità mondiale.
Come fans noi vogliamo ricordarlo come il nostro “picchiatello“, L’artista poliedrico con volto di gomma e la voce stridula (in Italia doppiata da Carlo Romano) che ha fatto ridere generazioni di spettatori con la sua comicità.











