La mitilicoltura tarantina lancia l’ennesimo grido d’allarme alla città, alle istituzioni ed alla politica per un prodotto, quello dei mitili, che da cinque anni a questa parte sta attraversando una crisi nerissima che con gli andamenti economici complessivi ha ben poco a che vedere.
Un prodotto, come quello dei mitili a forte caratterizzazione territoriale, che dal 2012, da quando cioè il primo seno del Mar Piccolo fu interdetto alla coltivazione per i noti problemi legati all’inquinamento dell’Ilva, subisce pesanti perdite.
“Un settore da sempre vanto della nostra Taranto e da troppo tempo in gravissima difficoltà, in balia di una natura violata e di una politica colpevole. La mitilicoltura tarantina oggi sopravvive esclusivamente grazie al sacrificio e alla dedizione di lavoratori che non hanno mai abbandonato il campo, il cui grido d’allarme, lanciato per l’ennesima volta in queste ore, non deve essere lasciato cadere invano”.
A commentare la situazione della miticoltura tarantina è il deputato di Forza Italia Vincenza Labriola.
“Dal 2012, quando il primo seno del mar Piccolo venne interdetto alla coltivazione, ad oggi, la situazione è andata solamente peggiorando. Ad un problema ambientale enorme, la cui responsabilità è da attribuirsi in principal modo all’inquinamento dell’Ilva, si aggiungono i nodi mai risolti dell’abusivismo e del racket. Di fronte a tutto questo le istituzioni si mostrano impotenti e incapaci, in estrema sintesi, colpevoli. Bari come Taranto, la Regione come il Comune. Nessun provvedimento ad hoc, mentre le attese bonifiche rimangano solo nel regno delle buone intenzioni”.
“Il sindaco Melucci – invita la Labriola – prenda contezza di una situazione drammatica, incontri i mitilicoltori e dia loro voce sui tavoli istituzionali opportuni. Non servono sussidi, bensì bonifiche e rispetto delle regole. Solo così sarà possibile dare un futuro certo al settore”.











